Pasqua a Ferla
Il Venerdì Santo di Rossana Giansiracusa
 
 
 
A  Ferla "s'attaccunu" le campane.
E' Venerdì Santo: il tempo viene scandito dal suono  legnoso delle "troccule"(voce onomatopeica che sostituisce il suono delle campane)
"Lu Venniri di lignu è la campana" recita un verso di un antico canto popolare.
Nella secolare tradizione popolare questa solenne mestizia ricorda ai cristiani che il loro Dio, incarnandosi, è venuto a condividere anche la morte, scegliendo per sé la più straziante: la morte di croce.
Dalla notte dei tempi,nella civiltà cristiana , l'uomo ha sentito il bisogno di accompagnare i momenti liturgici che celebrano il mistero della Passione ,Morte e Resurrezione di Gesù Cristo con sacre rappresentazioni, riti e processioni che, attraverso i secoli, hanno mantenuto intatta la loro carica emozionale che li fa percepire come momenti "vivi"di fervore religioso.
Lungi dallo scalfire il carattere edificante e l'intento simpatico(la condivisione della sofferenza del Cristo ) di tali eventi, a Ferla il passare degli anni, che pure ha fatto perdere rappresentazioni sacre come l'"Opira Santa",ha mantenuto inalterati il gran numero di processioni e la fervida partecipazione popolare.
Il Venerdì Santo il paese ammantato nel lutto(simboleggiato dal manto nero che avvolge la statua dell'Addolorata), privato delle immagini sacre (che rimangono coperte per tutta la Settimana Santa), immerso nelle note dolorose degli accompagnamenti musicali, si appresta a rivivere i momenti cruciali della Passione del Cristo.
La processione pomeridiana del "Signuri a cruci" (il Cristo Crocifisso) con l'"Addolorata"(la Madonna a lutto), prepara ad uno dei momenti liturgici più esaltanti della Settimana Santa: la "Predica delle sette parole" che celebra il mistero e il valore universale delle ultime parole di Cristo sulla croce. L'intenso itinerario di dolore termina nella suggestiva "A scisa a cruci", durante la quale il Cristo viene deposto in un'urna di vetro  che viene portata a spalla per le vie del paese nella solenne processione del "Signuri a cascia".
La triste processione si conclude nel silenzio della notte; silenzio che simboleggia il vuoto teologico del Sabato Santo, giorno in cui il popolo cristiano non ha più un Dio morto da piangere (le donne recatisi al sepolcro di Gesù Cristo non vi trovarono il suo corpo) e non ha ancora partecipato al mistero della Resurrezione annunciata dal figlio di Dio.
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