Pasqua a Ferla
il Sabato Santo e “U Scontru” di Antonella Garofalo.
 
 
 

Il Sabato Santo è il giorno della settimana santa in cui le manifestazioni religiose si mescolano con le tradizioni ed il folklore. Per tutta la mattinata e il pomeriggio si rispetta il lutto per la morte del Cristo con le “Troccole” che, sostituendo il suono delle campane, richiamano i fedeli nelle Chiese per le funzioni religiose. La Chiesa, nella notte, si raccoglie in preghiera, piangendo la morte del Figlio di Dio, e preparandosi alla Sacra Veglia Pasquale. Alla veglia di preghiera si associano la benedizione del fuoco, dell’acqua, del cero pasquale e del fonte battesimale. Subito dopo la celebrazione della Santa Messa, dalla Chiesa di S.Sebastiano, esce l’Immacolata vestita a lutto, che simula la ricerca del Figlio.

 

“ Quannu scuriu lu sabbutu e santu,

a Bedda Matri nun sapia unni ia,

cu lu cori sraziato pi li srati curria

circanno ri truvari lu Missia.”

 

Tutta la gente accompagna il simulacro dell’Addolorata per le vie del paese, sembra unirsi al dolore di una mamma che sa, oramai, di aver perso suo figlio.

 

“Ai Matri addulurata,

si putissi viriri lu figghiu tò…

tra li nubi saliu, scunfiggenno

tutti li mali e li piccati nostri.”

 

La Madonna non vuol credere alla morte del Cristo e non ne conosce ancora la Resurrezione.

Dopo il ritiro del simulacro dell’Immacolata, a mezzanotte in punto, si canta il “Gloria”, le Chiese si illuminano e le campane suonano a festa per dare l’annunzio della Redenzione! La Via Processionale di Ferla si colora di fiaccole, le “sciaccare” che, trascinate dalla gente, accompagnano il “Gesummaria”  (Cristo Risorto) lungo tutta la salita, sino alla Chiesa dei Padri Cappuccini. È la “Sciaccariata”, pittoresca corsa con le fiaccole, che simula la Resurrezione di Gesù.

 

“ U Signuri, tutti li nostri piccati guariu,

a nui ca l’avemmu marturiatu e crucifissu.

Eccu, tu sulu fusti capaci d’accussì ranni amuri!

E nui putemmo sulu chiangere,

virennu la tò Resurrezione!”

 

La Domenica, giorno della Resurrezione, la festa entra nel vivo all’alba, con la Santa Messa, alla quale si partecipa numerosi, dopo aver vegliato tutta la notte. Un corteo di credenti segue l’Addolorata che cerca ancora una volta il Figlio, non più spinta dal dolore, ma dalla speranza.

Speranza appagata dall’incontro mistico che avviene “ ‘no chianu a fiera” alle prime luci dell’alba, tra il volto illuminato della Madre e i raggi del Sole, che nella liturgia  rappresentano il Cristo Risorto. La statua dell’Addolorata, ultimato il suo tragitto per le vie cittadine, rientra in Chiesa.

Verso le 11,30, le due statue, quella del Gesummaria e quella dell’Addolorata, portate a spalla dai giovani devoti, si avviano lentamente verso il luogo deputato allo “Scontru”. La banda musicale tace e la folla trattiene il respiro. A mezzogiorno le due statue di colpo, tra la folla in tripudio, iniziano a correre l’una verso l’altra tra lo sparo di mortaretti, il suono festoso della banda musicale ed il commosso entusiasmo generale.

 

“Currunu, currunu!

Chi scappa, chi sa ritira, chi si scanza…

a fatica si fa srata a vara ro Signuri,

mentri chiana a Madonna, c’appena u vidi,

lascia lu mantu e si l’abbraccia tuttu!

È Pasqua!

I murtaretti sparunu e intra di nuatri scoppia

u cori di felicità pirchì u scontru…arrinnisciu!”

 

Le due statue affiancate scendono lungo il corso, fino alla Croce del Carmine, dove si ripete un secondo incontro “U Scontru nicu”. La sera della domenica, con la processione delle statue del Gesummaria e dell’Immacolata posti sull’artistico carro trionfale, e lo sparo di fuochi pirotecnici, hanno termine i festeggiamenti della settimana santa a Ferla

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