Sono
le ultime arrivate e portano a quaranta il numero
delle localita’ italiane
sotto tutela. Distanti storicamente ma vicine
nella comune “politica del bene”
L’
impressione, allora (correva l'anno 2002), era
che il si non fosse tutto per il Val di Noto.
Il maltese Ray Bondin annuiva compiaciuto e
in fondo preparava la via a una celebrazione
che avrebbe assorbito molto altro. Altro paesaggio,
senz'altro, nel giro di tre anni.
Il cinquantenne segretario generale dell' icomos,
ente che è una sorta di cabina di coordinamento
e monitoraggio dell' Unesco, ha tratto le sue
conferme, nel tempo: Pantalica e Ortigia, ovvero
la Siracusa antica, sarebbero diventate il 40°
sito italiano nella Worid Heritage List.
La ventinovesima sessione di Durban, in Sud
Africa, il 15 luglio scorso, sotto la presidenza
di Themba Wakashe, è stato il passaggio
definitivo, l'incoronazione ufficiale, che ha
fatto brillare gli occhi a Giovanni Puglisi,
presidente della Commissione nazionale dell'
Unesco.
Il comitato del Patrimonio Mondiale ha legittimato,
certo inconsapevolmente, alcune battaglie nate
in seno non tanto agli ambientalisti, quanto
soprattutto a un'ideologia, quella che diventò
il manifesto della politica del Bene (da salvaguardare,
alimentare, custodire), caldeggiata dall'assessore
Fabio Granata.
Quella che Ipotizzava una Sicilia diversa, sorta
su un background autoctono, personalissimo,
che inseguiva i sapori, i colori, le forme della
memoria. Dunque il paesaggio, il suo lunghissimo
viatico percorso da letterati, da Pindaro a
Bufalino. Millenni daproteggere in quanto straordinari
cammei.
Oggi il riconoscimento a quello considerato
un Unico Sito ha trascinalo con sé un
fortunato incoming.
Le percentuali di presenze turistiche, nell'ultimo
semestre, hanno superato passato non troppo
lontano. Basti pensare, per dare qualche cifra,
che il ferragosto nella riserva della Valle
dell'Anapo ha documentato ben 5 mila visitatori.
I numeri di Ortigia oggi sono pìcchi.
L'ideologia dunque ha ottimamente prodotto.
E i siciliani, travolti da questo nuovo vento
che non guarda fuori lo stretto, ma che piuttosto
indugia sui perimetri, ha guadagnato una generale
convinzione al rispetto, al famoso "sviluppo
sostenibile o eco-compatibile", che dir
si voglia.
E' possibile che il paesaggio abbia avuto la
meglio sulle trivelle, per intanto l'imprimatur
reso a Pantalica ha generato un braccio di ferro
(colorato altroché) tra Ferla e Sortino,
due piccole perle sui monti Climiti, attraversati
dalla cava, entrambi in guerra per la titolarità
del luogo.
E' pur vero che l'operazione ha goduto di un
po’ di auspici, ad esempio la metodologia
utilizzata che ha privilegiato la strategia
legata alla redazione del piani di gestione.
Tratto da EVENTI AUTUNNO & NATURA
Supplemento - La Sicilia del 16 Ottobre 2005