Ferla. «Il rischio è di non uscire più vivi dal cimitero: mancano le ringhiere e il fiatone si fa sentire». La protesta è del signor Francesco Giarratana. Il camposanto è tutto in salita o in discesa. Gli affanni sono per tutte e due le azioni da compiere per arrivare ai colombai o alle tombe patrizie del settore monumentale.
Non c'è dove appigliarsi: né con chi protestare, visto che manca un'amministrazione e si attende ancora l'arrivo di un commissario regionale.
Il fresco, in compenso, non manca: fra i secolari cipressi, si respira pace. Sin troppa, tuttavia, se lo sforzo prodotto è superiore alle proprie capacità. «Bisogna rimediare in qualche modo» afferma il signor Giarratana, che spesso si reca al cimitero a trovare i propri casi e non parla solo per sé.
Approfittando del sempre minore afflusso di persone dopo la confusione delle giornate dedicate ai defunti, sono proprio i più anziani a recarsi adesso sulle balze cimiteriali. Giarratana ne ha incontrati diversi in salita. O in discesa.
«In precarie condizioni». Ma è dir poco: il rischio-caduta era ampiamente visibile. «Non sapevano dove appoggiarsi - riferisce ancora l'arzillo signore.
Ma c'è di più: di panchine, sedili o altro, neanche l'ombra. Al limite, ci si può poggiare su qualche albero. Le scalette per portare i fiori ai colombai più alti sono troppo poche in rapporto all'afflusso che si registra durante le giornate festive. E le foto di un appassionato, Paolo Tanasi, testimoniano le difficoltà in cui si dibattono i più deboli, scoraggiati da barriere architettoniche sempre più insormontabili a mano a mano che le primavere aumentano. Per tutti.
r.r. |