
Ferla
. «Sfiducia programmata». Esce per la prima volta allo scoperto l'ex sindaco Alfio Speranza: le sue dimissioni non avrebbero «mandato a casa» l'intero Consiglio comunale. E questo era necessario per dare uno scossone alla città. La mozione di sfiducia è stata pilotata perché firmata «a due facce». Una, secondo Speranza, è politica, perché proveniente dall'opposizione. «Sfiducia tecnica invece - prosegue l'ex sindaco - è venuta da parte dei consiglieri della maggioranza. Avendo constatato che l'opposizione, in quel momento, con i numeri in grado per farlo, aveva bocciato la delibera per il condono fiscale e per gli alloggi popolari, non restavano vie d'uscita. A colmare la misura è stata la bocciatura dello strumento finanziario. «Si trattava - aggiunge Speranza - di una relazione che era alla base del bilancio di previsione. Uno strumento mai così perfetto per il risanamento del Comune: si sarebbero approvati dei debiti fuori bilancio, improcrastinabili perché in favore di Inps, Inail e altri enti. La minoranza, ne sono convinto, non li avrebbe mai votati».
La soluzione era d'obbligo: lasciar tutto nelle mani del commissario regionale. «Ho chiesto ai miei consiglieri - continua - di programmare tale sfiducia perché i ferlesi avessero un nuovo sindaco ma anche un nuovo Consiglio comunale. Le mie sole dimissioni avrebbero lasciato in vita il vecchio Consiglio».
Ai compaesani Alfio Speranza rivolge un saluto e ringraziamento per gli attestati di solidarietà «al di fuori della politica». L'ex sindaco afferma di sentirsi «a posto con la propria coscienza» per tutti i progetti che si stanno realizzando. Rimane chiusa la chiesa di San Sebastiano, «ma per essa si attende ancora il decreto di finanziamento regionale; fra due mesi incominceranno i lavori di metanizzazione, sono stati completati lavori per un milione e mezzo di euro e servizi sociali. Ho fatto il massimo pur in un contesto politico frammentato».
Speranza sottolinea d'aver lavorato per l'ordinario: «Avevamo ereditato oltre un milione e trecentomila euro - chiosa - ma bisogna pagare subito settecentomila euro agli enti pubblici».
R. R.