Ferla. «La città, ma anche la zona montana è sempre più desertificata: i giovani vanno via alla ricerca di lavoro e punti di svago, e i piccoli centri si svuotano». Lo constata il sindacalista dell'Ugl, Tonino Galioto, che attacca l'Unione dei comuni iblea per la carenza di un valido supporto a un paese dal pregiato patrimonio architettonico e dalle potenzialità da sempre inespresse.
Ma fino a cinque anni fa un poò di movimento c'era. Adesso domina la penombra di un'estate mai iniziata. La «Porta di Pantalica», almeno su questo versante, non funziona, pur fregiandosi del distintivo dell'Unesco.
«Alla sera Ferla offre un'immagine desolante. La causa la dobbiamo ricercare anche nell'assenza di un'azione amministrativa. Non è stata redatta una programmazione a breve e medio termine, e non è prevista accoglienza per i visitatori, che continuano a non avere i necessari servizi: non esistono attività neanche per gli emigranti, prima spina dorsale per i paesini, e che fanno rientro in sede dopo un anno o più di duro lavoro all'estero. Non c'è neppure l'abbozzo di un'attività svolta in economia, visti gli esigui bilanci. Eppure basterebbe poco».
Basterebbe partire dal basso: dai bar, che non possono occupare il suolo pubblico perché non si fa l'isola pedonale. «A Sant'Antonio, ad esempio, se il Comune non istituisce la chiusura al transito, non possono essere esposti i tavolini: tutto ciò non interessa nessuno e non invoglia alcuno alla sosta». Altro attacco: «Per la festa del santo patrono, San Sebastiano, per la prima volta il sindaco non ha partecipato alla processione». Il problema si rinviene anche nella situazione debitoria: un milione di euro, che pesa sulle casse comunali. E la basilica di San Sebastiano rimane un lontano ricordo: non si parla di tempi di riapertura, mentre potrebbe essere a buon diritto inserita in un circuito del barocco del Val di Noto.
«E' rimasta semplicemente una intenzione-fax. Non esiste un decreto attuativo. E le nostre chiese, spettacolari, restano vuote». Galioto lamenta l'oblio in cui sono cadute le sue proposte di turismo, insieme al tavolo tecnico del Val d'Anapo: «C'è troppa speculazione - dice - e bisogna fare accoglienza sul serio. I giovani, l'associazionismo, vorrebbero fare di più, ma non ne hanno le risorse. «E prediligono mete lontane, da Catania a Siracusa. La città è irriconoscibile rispetto a un quinquennio fa per l'assenza di programmazione comunale e sovra comunale».
Roberto Rubino |