
Ferla. I riti celebrativi della Settimana Santa assumono a Ferla un significato molto importante sotto molteplici aspetti. Essi affondano le radici nei trascorsi storici negli anni intercorrenti tra il 1700 e il 1800; rappresentano oggi le espressioni più tangibili di quel senso di elevata spiritualità e di intima riflessione che caratterizza la Santa Pasqua. Un patrimonio di religiosità, costume e folklore tra atmosfere e magìe particolari esaltate nei silenzi di una fede arcaica, così come nei colori di una sagra paesana, ribadite nel bisogno angosciante di preghiera e raccoglimento così come nello spettacolo di folla in piazza e nelle processioni.
In questo contesto due sono i momenti più significativi: la "Sciaccariata" dietro Criso risorto, il Sabato Santo, e "u scontru" la domenica. Un tempo non molto lontano Gesù resuscitava a mezzogiorno del Sabata Santo col sole allo zenit e le confraternite di S. Antonio e di S. Sebastiano facevano a gare per suonare il primo tocco di campana che annunziava la resurrezione.Le madri alzano in alto i bambini ripetendo «Crisci crisci, ranni ranni». Al suono delle campane che si scioglievano le donne ardevano il forno per la confezione di pani e "cassateddi i pasqua", classico dolce ferlese confezionato con pasta frolla, ricotta impastata con l'uovo ed altri aromi. Per i bambini venivano confezionati "a pupa", "u iadduzzu", "u cavagneddu", "u porcuspinu", "u panarinu" naturalmente integrati con l'uovo. Diciamo subito che la classica "Sciaccariata" è preceduta dalla processione della Madonna in lutto che cerca il figlio così come vuole la tradizione, e che ha l'alto potere di incantare e commuovere. Una folla che prega e piange ascoltando le note lente e meste della banda musicale e l'ossessivo ritmare del tamburo. Le parole di preghiera, soprattutto per quei fedeli che seguono il percolo scalzi, urgono dentro l'anima, vanno libere per l'aria della sera,volano come la rondine e il passero, come il vento morbido di aprile. Quello pasquale dunque, è un fenomeno di cultura popolare che caratterizza, attraverso una serie di fatti religiosi e folkloristici, l'attaccamento di quanti ne hanno tramandato le illustri tradizioni.

Non appena la Madonna rientra in chiesa,dopo aver girato tutto il paese alla ricerca del figlio nella speranza di incontrarlo perché non vuole crederne la morte, è mezzanotte. Gesù Cristo vinse la morte e la sua statua viene portata da tantissimi fedeli preceduto dalla "sciaccariata". Si snoda per tutta la via Vittorio Emanuele fino alla chiesa dei Cappuccini, posta al limite nord del paese. Il corteo è formato da un numeroso stuolo di giovani e adulti che si sono muniti di particolari fiaccole(sciaccare) ottenute mettendo insieme centinaia di steli di una pianta selvatica (a fiamma) che cresce spontanea sul posto. L'entusiasmo generale e il chiarore selvaggio delle fiaccole trascina lo spettatore. Lo spettacolo è di una suggestività e originalità notevoli. Le fiaccole si consumano in un barbaglio di luce rossa e, dopo aver accompagnato Cristo Risorto, i resti vengono disposti dai portatori nella piazza San Sebastiano dopo aver ripercorso di corsa la via Vittorio Emanuele creando un singolare falò, ove i ragazzi si divertono a fare salti tra le fiamme come vuole la tradizione. La giornata della domenica si apre con la messa all'alba seguita dalla processione della Madonna ancora in lutto che cerca Gesù.
Allo spuntare del sole nel centro "do chianu a fiera" viene baciata dal primo raggio tra il salmodiare dei fedeli e le scene di entusiasmo dei portatori della della bara. Il simulacro della madre di Dio rientra in chiesa. Alle 11.30 la confraternita di San Sebastiano con in testa il parroco Don Roberto Garro,il comitato dei festeggiamenti,i rappresentanti del comune,della pro-loco,i labari , gli stendardi e la banda musicale vanno a rilevare la statua del Cristi Risorto, adornandone la bara con mazzi di fiori. Si è in attesa dell'incontro trionfale del Cristo con la Madonna (in gergo detto "scontru"). Lo scenario è la via Vittorio Emanuele nella quale fin dalle 11 comincia ad affluire l'intera popolazione. L'attimo dello "scontru" tiene in grande fervore il popolo ferlese e tutta l'attenzione è rivolta alla riuscita "da caduta do mantu" della madonna. Il clima è di attesa gioiosa e poco dopo sono compiuti i preparativi: le statue della madonna e del cristo risorto portate a spalla si trovano nei posti prefissati. La statua del Cristo si trova a sinistra rivolta verso il basso, quella della madonna è sulla destra rivolta verso l'alto. La strada e balconi barocchi traboccano di gente. A mezzogiorno in punto la gente si assiepa sulla strada e, ad un segnale convenuto (lo sventolio di un fazzoletto bianco) il cristo e la madonna corrono l'uno verso l'altra. Si incontrano come può incontrarsi una madre con il figlio. Un grido unanime si leva dalla folla allorquando la madonna lascia cadere il manto nero: «Viva Gesù e Maria». È il trionfo. A tanti le lacrime solcano le guance.
Salvatore Urso