Ferla
La stella degli Iblei.Sarà di nuovo Natale
 

Stella stellina la notte si avvicina, la fiamma traballa van tutti nella stalla e ci sono proprio tutti nella stalla, ci sono il bue e l'asinello, c'è la mangiatoia e ci sono i pastorelli con i doni, ci sono ruscelli di stagnola che danno da bere a papere e pulcini, c'è il muschio dell'anno prima, c'è un giaciglio bianco su un trespite ancora vuoto, ci sono la paglia ed il fieno, ma non ci sono Giuseppe e Maria. Giuseppe e Maria non hanno ancora deciso di mettere su famiglia, conviventi da un pezzo sono fuggiti da Ferla e sono andati a lavorare al nord, in cerca di fortuna con una laurea in comunicazione lei e una in lettere lui. Giuseppe si occupa di software mentre Maria di formazione aziendale, sono figli di un nuovo, silenzioso e incessante esodo dal profondo sud verso il nord che produce, produce economie e produce isolamenti, quasi si diventa freddi pure noi in terra straniera. Giuseppe e Maria adesso vivono a Nazareth, ogni anno sempre negli stessi giorni salgono su un treno e per 18 ore si immergono in un viaggio di cuccette verso le loro origini, verso Betlemme. Di questo periodo il villaggio arroccato è una grande quinta, è un pullulare di allestimenti, nelle chiese barocche i presepi degli altari, lungo le viuzze e i cortili del quartiere medievale si costruiscono i presepi artigianali, zampognari intonano nenie in gallo-italico, i ragazzi della pro-loco fanno rivivere nella selva del convento il Presepe Vivente e nelle case le donne e le nonne preparano i dolci della tradizione, è un rito che si ripete, sempre uguale, sempre intenso. Il viaggio continua e il treno attraversa lento lo stivale, Maria è stanca e appoggia il capo sulla spalla di Giuseppe che accoglie i suoi neri ricci perso finalmente nelle sue letture, la meta è ancora lontana. Betlemme è guardata dall'alto dal convento dei padri cappuccini e sopra la facciata di chiesa e convento da cinque anni viene sapientemente montata una cometa di 45 metri, le mani laboriose di Damiano e Sebastiano, elettricisti iblei, montano oltre 2000 lampadine per dare luce al palcoscenico sottostante. La Stella degli Iblei si accende il giorno dell'Immacolata e illumina tutto l'orizzonte dell'Altipiano Ibleo. Il treno attraversa altre terre del sud e si avvicina adesso all'imbarcadero arrugginito di Villa San Giovanni, Maria si desta dal sonno, è stralunata e ora stordita dal rumore metallico del treno che entra ed esce per sistemarsi nella pancia del traghetto. Alla ricerca di aria che possa dare sollievo, Giuseppe e Maria salgono in coperta per prendere un caffè, Maria accusa un malessere, è strano eppure per lei non si stanno compiendo i giorni del parto ma la nausea è la stessa di una donna gravida, forse è solo il suo atavico mal di mare esasperato dalla stanchezza accumulata in ufficio o forse è solo un desiderio tramutato in malore. Sali minerali e la vista di Messina fanno tornare il sereno sulle gote di Maria ed è di nuovo avvento. La stella ha tre braccia di diverse lunghezze che partono dalla facciata e si stendono come saette luminose lungo il fianco del convento, tutto è pronto nel villaggio e le sere delle novene sono avvicinamento ma si avvertono assenze che stranizzano gli abitanti di Betlemme. Maria e Giuseppe intanto su una corriera raggiungo le loro case, non sono della stirpe di Davide ma abitano entrambi nel quartiere del castello, fuori le mura, dal lato opposto al convento; dopo avere riabbracciato gli affetti e raccontato di quegli isolamenti si mischiano ai pastori che si dirigono per la sera della vigilia a popolare le chiese. Tra la rievocazione maestosa della vicina Chiesa Madre o quella minimalista della Chiesa di Santa Maria, Giuseppe e Maria hanno deciso che il loro viaggio non sia ancora finito e scelgono una terza via, salgono per il monte in cerca di un'altra casa, sono guidati da un bagliore che non vedono ma sentono sulla pelle. Incontrano altri che si dirigono verso la sommità, sono per la maggior parte giovani, Maria non sta bene e sale a fatica, Giuseppe la protegge e la sostiene. La chiesa all'interno è di legno, un odore inconfondibile e familiare penetra attraversa le narici, si è finalmente a casa, ma la chiesa è gremita in ogni ordine, nessuno in quella fredda notte apre l'uscio ai due esausti viandanti, Maria e Giuseppe trovano finalmente ristoro sull'altare accanto al giaciglio tra lo stupore dei pastori e del gregge, adesso tutto è al suo posto e quel vuoto viene partorito. Maria e Giuseppe non possono aspettare i Magi, devono ripartire per Nazareth, lasciano subito quella stalla di legno e si rimettono in viaggio accompagnati adesso dalla luce della cometa, certi che sarà di nuovo Natale.

Tratto dal numero di Dicembre di Inout
Michelangelo Giansiracusa

Rassegna Stampa : Articoli del 01 Gennaio 2009.
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