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Ragusa Ibla. Ci eravamo trovati per sbaglio senza una precisa motivazione nella stagione dell'estate. Diversi per età, per inclinazione, per storie eppure così simili, così complementari quasi coincidenti. Eravamo alla fine di percorsi di vita, gelosi dei nostri trascorsi, inconsapevoli li condividevamo senza mai parlarne, non era necessario in fondo eravamo e rimanevamo degli estranei.Decidemmo in una sera di quella stagione della conoscenza di lasciarci alle spalle gli Iblei siracusani per attraversarne altri di Iblei. Guidavo io, Mia era accanto a me e Diego invece era in mezzo a noi, lui era il più piccolo e l'ultimo arrivato. Era una serata viola, una serata di uno strano settembre un pò caldo e un pò freddo, afoso e umido insomma un pò settembre e un pò agosto e un pò persino ottobre. Dopo aver superato i curvoni che morbidamente fanno salire fino a Montelauro eravamo su una terrazza da dove planare e attraversare quegli altri Iblei, quelli che cercavamo. La sensazione sempre uguale di trovarsi in terra straniera, eppure così vicina, allora lambiamo Monterosso che sembra Buccheri, attraversiamo Giarratana che sembra Cassaro, siamo già al di là del confine. Ecco, era una stagione viola, era una stagione di epifania, era stagione di confine. Eravamo immersi nella colline iblee che odoravano di cipolla, per un attimo pensai che mio padre ne avesse dimenticato nel cofano alcune raccolte in campagna il pomeriggio prima, inveivo contro di lui scusandomi con i miei nuovi amici, ma in realtà erano proprio le colline e l'aria che saturavano di cipolla. Il nostro viaggio continuava e attraversava cave, altipiani, dighe e laghi artificiali, lungo l'Irminio tra vecchi casolari e stazioni abbandonate. Come sempre guidavo timorosamente, attendevo con ansia di sbagliare l'incrocio che ci conducesse nella terra di Hyblon direttamente dall'alto, dall'entrata nord quella che conoscevo meglio e difatti sbagliai strada, solo le inconfondibili tapparelle verdi dell'Ospedale di Ragusa mi rassicurarono che avevo soltanto allungato il percorso e che in realtà stavamo sprofondando in Ibla dal lato opposto, dal caratteristico quartiere San Paolo. Eravamo nelle viscere di Ibla, lasciandoci subito la piazzetta nuova alle nostre spalle, costeggiavamo il corso d'acqua prima e ci inerpicavamo subito dopo per un dedalo di vicoli e stradine, stavamo scalando il grande vulcano barocco dalle sue interiora, esploratori inesperti ed emozionati tra budella e cunicoli, basole e tufo, litoliche scoperte le nostre. Salivamo senza conoscere bene la meta ma su un muro adesso una freccia di gesso ci indicava il duomo. Eccoci spuntare da una delle due stradine che come colate di lava ormai raffreddate avvolgono il cratere centrale; scenografico e imponente, quasi inaccessibile, svetta il duomo di San Giorgio. Sopra il vulcano l'aria è rarefatta, un moderno sistema di ultrasuoni a protezione del duomo viola le leggi della natura in un atmosfera surreale, a Ibla non volano i piccioni; lungo il pendio successivo si sviluppa, si contorce e respira Ibla. Palme, balconate, piazze e archi, chiese e portoni, il circolo della conversazione e le luci dei lampioni e poi piccole botteghe, caffetterie, bar hi-tech e trattorie tipiche, è un marketing minimalista quello ibleo, che è un ibleo altro, che è davvero al di la del confine. E poi il gelato sul vulcano è buonissimo, è carrubbo e zafferano tutto tempestato di pinoli, il gelato a Ibla è miscuglio di terre. In una bottega di prodotti tipici ci viene incontro una commessa che conoscevo, si trattava di Emma, dottoressa plurimasterizzata conosciuta negli anni dell'Università, Ibla è anche fuga di cervelli verso questo mondo speziato. Nella libreria scavata nei dammusi che sanno di muffa, Mia compra una maglietta di Siculamente, che fa molto Sicilia irridente e scanzonata, e quasi finisce a scontro etnico nel bar accanto in cui consumiamo il caffè e dove il banconista cinese si sente piuttosto deriso dal nostro bisbigliare sul Siculamente, vagli a spiegare che noi pensavamo alla maglietta. Ibla è un incontro di popoli, di genti che attratti dall'odore di cipolla vanno a consumare su un vulcano spento gelato allo zafferano, avevamo trovato quello che cercavamo.
Tratto dalla rivista INOUT di Novembre
Michelangelo Giansiracusa
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Articolo del 26 Novenbre 2008. |
Risoluzione
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