Ferla. Uno scantinato di una provincia del Sud riattato a sala giochi prima e disco pub poi, è la notte delle streghe, la notte di una festa che è americana, nulla ha a che vedere con la nostra festa di ognissanti. Ma in fondo è pretesto per fare un poco di baldoria, per stare insieme un venerdì, l'ultimo giorno di Ottobre, che è sempre vigilia, è la fine di un mese di passaggio, il giorno dopo è morte e nuova vita e ci si ritrova Novembre, intimo, invernale, uterino.
Sembra susseguirsi di giorni sempre uguali ma in realtà corpo e mente si immergono in un letargo di gelatina di mosto, in attesa di essere svelati o di essere attraversati da un cucchiaino per essere consumati da commensali mai visti prima. Allora ci prepariamo e ci dirigiamo verso il garage-officina della festa, ma prima attraversiamo occhi e sorrisi e ci imbattiamo in tante facce, registriamo imbarazzi vecchi non ancora sopiti e nuovi perchè inaspettati. La via Umberto è un molo, lungo e dritto, su di esso si allungano banchine che sono altri approdi, ma sono deserti, la gente si concentra alla fine del pontile, ci sono luci e voci sommesse che si schiariscono mentre aumenta il nostro incedere, ci soffermiamo più volte ad elargire tiepida cordialità. Il mare è calmo, è una tavola che nasconde le nostre inquietudini, su di esse ha un effetto placebo; giungiamo alla scaletta che dal molo ci conduce al natante ormeggiato, il ponte della nave è stato addobbato in ogni suo angolo, i colori prevalenti sono l’arancio e il nero in perfetto stile Halloween, in fondo alla prua sono sistemati i microfoni e gli strumenti del complesso, ma la festa non è ancora iniziata. Il bar serve in bicchieri di plastica rum e pera ad un euro, arachidi e patatine in ciotoline di vetro, avventori persi in discussioni amene su panchine di legno ma anche gente stravaccata su sedie di plastica, insomma la nave è un battello, ma non importa. Ci sono le lanterne cinesi e adesso c'è anche la musica, arriva la gente, arrivano tutti, conoscenti, sorelle, i nostri fratelli, amici, famiglie alternative, forestieri, tanti forestieri e poi ci sono le cameriere, concittadine comunitarie che parlano un perfetto sicilianorom. I passeggeri sono appoggiati alle ringhiere, nessuno balla, i musici sono giovani di quella stessa provincia, sono discendenti dei figli dei fiori, lo sono nel nome e nelle note, infatti la scaletta del complesso è ricercata, è contestazione disegnata, è vissuta non solo raccontata. La musica all'inizio è brezza leggera, poi arriva Battiato e quando sul ponte comincia a sventolare bandiera bianca i passeggeri si scatenano, comincia tutto un cucuruccucu di danze e leggeri strusciamenti. E’ la notte delle streghe e qualcuna comincia a fare ingresso nella pista da ballo, sono uomini che hanno il cappello da fattucchiera ora lilla ora arancione, sono streghe moderne quasi transgender, non sanno ballare ma fanno colore scomposto, le streghe cominciano a comparire anche dentro di noi, non le aspettavamo, eppure eccole hanno occhi, hanno labbra, hanno pelle che conosciamo bene. Siamo persi in un viaggio di sonorità sul ponte di una nave ormeggiata in collina e c’è tanta carne, adesso l’ombellico del mondo della musica fa diventare la festa un rito tribale, di lì a breve un’altra ritualità si sostituirà a questi ritmi sincopati, quella fatta di crisantemi, luci perpetue, profumi di candele e incensi, pellegrinaggi alla ricerca della tomba perduta che credevamo fosse in terza fila ma che scopriremo poi all’ultima fila del lato opposto, riti ancestrali entrambi ma che non allontanano le streghe che adesso albergano dentro di noi. Rino Gaetano accompagna le cameriere dell’est che cominciano a servire alla tribù, su vassoi di carta, pizza a taglio offerta dalla direzione, è un crogiolarsi lento e intestino, adesso salato. Le danze si fanno più frenetiche e le streghe lasciano la pista e lasciano anche noi, i balli sono sudore e rum, disinibite evoluzioni di passi e di mani. Il ponte della nave diventa balera quando i passeggeri uniscono i loro sudori in balli lenti e romantici, ci si abbraccia falsamente e non vorremo essere lì. I musici adesso distribuiscono ai consumatori e fans più accaniti gadget mirabolanti e al migliore tra di loro addirittura una maglietta extralarge con impresso il nome della band. La musica si infrange, scema, la chiatta si svuota, ci dirigiamo verso il molo che è diventato intanto banchisa, fredda, polare, non c’è più nessuno, ad attenderci solamente le nostre streghe, non sono stanche delle danze, hanno deciso di addormentarsi con noi, la gelatina di mosto è servita e Novembre è appena arrivato.
Michelangelo Giansiracusa
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