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Ferla. 20 Luglio -Festa di San Sebastiano-Patrono tra folklore e religiosità. Dopo la Pasqua è qualificata tra le più interessanti feste popolari che si svolgono a Ferla. Ogni anno assume più significativa importanza, senza scomodare il Pitrè, per descrivere come religiosità e folklore si intersecano e si compendiano tra di loro tramandandone la tradizione. La festa è motivo di richiamo per tutti i ferlesi che si trovano all'estero ed è la gradita occasione per riabbracciare i loro congiunti e rivedere i luoghi natii. L'attaccamento agli usi e ai costumi che i nostri amati greci e i nostri benefattori arabi ci hanno ammannito nei secoli scorsi dà la dimensione come i siciliani siano attaccati alla terra natale, come lo scrittore Gesualdo Bufalino ha notato in un suo bellissimo saggio: «Cere perse, e amore per la luce luminosissima e paradossalmente luttuosa che la domina 10 mesi all'anno in modo inconscio che lega all'isularità, per cui, sempre, al partirsena è come tagliare il cordone ombelicale con la madre». Alla vigilia della festa c'è la svelata e la «Curruta di Sammastianu». Il Santo appare all'interno della sua nicchia quindi avanza fino al limite dell'altare maggiore tra le grida di evviva dei fedeli. La mattina del 20, giorno della solenne processione, il santo è esposto alla venerazione dei fedeli. Dopo «l'alborata» a «missa i l'arba» vengono offerti ceri; a decine vengono spogliati i bambini i cui abiti sono offerti al Santo e poi riscattati. Caratteristica l'offerta di basilico «rizzu» e profumato che viene appeso al fercolo. Alle undici e trenta la banda misicale risale il corso principale e si ferma davanti la chiesa della Madonna delle Grazie dove, attendono schierati i «nudi» vestiti con pantaloni bianchi, una fascia rossa a tracolla sul petto nudo dove campeggia a «santa» del bipartire.
Salvatore Urso
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