Per l’angelo rubato «chi sa parli»
Ferla. Appello del sindaco per sapere dov’è finito un pezzo pregiato della facciata di San Sebastiano
 
Ferla. «Chi sa, parli». È l'appello del sindaco Alfio Speranza, dopo mesi di silenzio sul «volo dell'angelo», rimasto decapitato, appeso alla facciata della chiesa di San Sebastiano. Speranza non esclude l'ipotesi di una stessa mano nella progressiva spoliazione del patrimonio architettonico delle chiese iblee. Favorevole all'iniziativa il critico d'arte Paolo Giansiracusa, che rilancia l'associazionismo locale per controllare meglio il territorio. Frattanto non ci sono segnali dal mondo istituzionale e dagli organismi competenti sulla catalogazione dei beni di San Sebastiano per risalire alla metà dell'angelo sul frontone della basilica più cara ai ferlesi.
«Di sicuro - afferma Speranza - c'è solo l'ammanco di parte del manufatto al termine della seconda tornata dei lavori di ristrutturazione». E ancora: «E' stata inoltrata - ricorda il sindaco - una regolare denunzia da parte del parroco, ma il sospetto è che possa essere la stessa mano che ha perpetrato gli altri furti nelle chiese della zona».
Sullo sfondo dell'intera questione resta l'attuale inagibilità della chiesa: «Stiamo lavorando - assicura Speranza - per la riapertura dell'edificio. D'altronde è un preciso programma di quest'amministrazione comunale: in tempi brevi, appena gli assessorati regionali riprenderanno il lavoro a pieno ritmo, potremo saperne di più circa la data di apertura».
Nel frattempo occorre infrangere il muro dell'omertà. «Ci dev'essere - sostiene Speranza - un richiamo alla coscienza civile: qualcuno sicuramente sa che fine ha fatto quella parte di manufatto artistico. Basterebbe anche una telefonata anonima che segnali una pista da percorrere: sarebbe un momento di coerenza individuale in un paese dove diventa sempre più difficile parlare».
«Responsabilizziamo la comunità - commenta Paolo Giansiracusa - magari ripartendo dalle confraternite, potenzialmente in grado di custodire le nostre opere d'arte. D'altronde è impensabile che un sindaco e un parroco, che hanno ereditato una gran quantità di opere d'arte sul territorio, possano fronteggiare una mole di lavoro e di controllo così intensa».
Ben venga, quindi, un coinvolgimento della gente, così com'è stato fatto a Ragusa, a Vizzini, nella vicina Buccheri. Oltre a sfondare, finalmente, il muro dell'omertà, «il coinvolgimento della società civile può fornire una risorsa duratura. M'impegno in prima linea per suggerire dei modi utili al raggiungimento di questo scopo».
R. R.
Rassegna Stampa de: La Sicilia del 17 Gennaio 2008.
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