Ferla.
Annullare i provvedimenti deliberati
nell’ultima seduta del consesso
civico. È quanto chiedono
i consiglieri di minoranza al
presidente del Consiglio. In una
nota l’opposizione contesta
«il non corretto svolgimento
della seduta che ha precluso la
partecipazione della minoranza
ai lavori, determinando una grave
anomalia democratica».
Secondo la ricostruzione dei fatti,
l’allontanamento (spontaneo)
dei consiglieri di minoranza dall’aula
durante l’appello avrebbe
determinato la mancanza del numero
legale e la conseguente sospensione
della seduta.
All’appello erano presenti
soltanto 6 consiglieri, tutti
di maggioranza. Ma il tempestivo
arrivo del settimo consigliere
di maggioranza ha indotto il presidente
a riprendere subito la seduta.
Contravvenendo - sostiene la minoranza
- alla norma statutaria che prevede
il rinvio dei lavori di un’ora.
Del fatto sono stati informati
anche i carabinieri.
Un richiamo alla sua funzione
istituzionale di garanzia è
stato rivolto al presidente del
Consiglio. «La minoranza
- ha replicato il vicesindaco,
Mario Lavia - ha preso un abbaglio.
La seduta non è mai iniziata
e quindi non si può sospendere
una cosa mai cominciata».
Ma secondo la minoranza, che ha
preso in visione la registrazione
di una tv locale «il fatto
è acclarato dalla prova
audio-video e anche l’assessore
Cimino ha avvisato i presenti
dell’illegittimità,
rimanendo però inascoltato.
La seduta - sostengono - può
pertanto essere invalidata e le
deliberazioni dichiarate illegittime».
Ma per Lavia «il presidente
si è solo lasciato andare
alla frase "la seduta viene
rinviata" e il fatto che
abbia parlato di sospensione non
è importante, ma solo un
particolare».
Francesco Ramondetta
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