L’olio scavato nella roccia «greca»
Cassaro. Agricolura e storia nel frantoio di contrada Chiusa Corte: oggi test di Provincia e Unione Comuni
 
 
Cassaro. Si tornerà a produrre olio, oggi, nel frantoio scavato nella roccia più antica della Sicilia, sicuramente risalente all'età greca, scoperto in un anfratto nelle campagne di Cassaro in contrada Chiusa Corte. L'iniziativa, che si inquadra nelle “Tecniche di estrazione dell'olio d'oliva, dall'arcaico al moderno”, è della Provincia di Siracusa, del Comune di Cassaro, dell'Unione dei Comuni “Valle degli Iblei” e della Soprintendenza ai Beni culturali di Siracusa.
All'appuntamento delle 9 di oggi seguirà quello di domani, quando oltre al convegno coordinato da Michele Costanzo sull'olio d'oliva degli Iblei, che si terrà a Palazzo Carfì con inizio alle 9,30, si potrà vedere la moderna estrazione dell'olio d'oliva nei frantoi di Cassaro. In questa zona degli Iblei, la coltivazione dell'ulivo risale al periodo dei Siculi e poi viene perfezionata nel periodo della colonizzazione greca. È quasi certo che i Siculi raccogliessero i frutti da piante del genere “Olea”, a cui appartiene l'ulivo, che crescevano spontanee per mangiarle ed estrarre l'olio.
Questo veniva utilizzato per fare luce (lampade ad olio) o come unguento o ancora medicamento. La “tonda degli Iblei”, che è prodotta da una pianta d'ulivo autoctona, è oggi ricchezza insostituibile per queste zone dell'hinterland siracusano. L'"oro verde degli Iblei", oltre a gustosissimo elemento di arricchimento degli alimenti della dieta mediterranea, è anche un prodotto utilizzato nella cosmetica.
Ma come si estraeva l'olio all'epoca di Omero? Grazie alla scoperta di questo frantoio lo si può vedere anche oggi. Il frantoio è composto da una zona concava dove si deponevano le olive che venivano schiacciate da un'altra pietra convessa. La pasta delle olive così ottenuta veniva immessa in cesti sovrapposti che, premendo l'uno sull'altro, lasciavano fuoriuscire un liquido composto di acqua e di vegetazione.
Da questa poltiglia , dopo un periodo di decantazione, affiorava l'olio d'oliva.
Secondo la mitologia greca a insegnare ai Siculi degli Iblei l'arte dell'olivocoltura fu Aristeo, il dio pastore, che inventò anche “u trappitu”, proprio quel frantoio che ancora resiste al tempo in contrada Chiusa Corte. Si tratta di una struttura unica nel suo genere, che, considerato il ruolo sacro attribuito all'ulivo nell'antichità, era anche luogo di culto e poi, come luogo di lavoro, inserito nel contesto del sito rupestre che si slarga in tutta questa fascia del territorio di Cassaro. Da qui partiva la via dell'olio che giungendo nella Sirakusai veniva diffuso in tutto il bacino del Medietteraneo.
Paolo Mangiafico
Rassegna Stampa de: La Sicilia del 17 Novembre 2007.
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