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Ferla.
La comunità francescana festeggia
San Francesco. In tanti si sono dati convegno
nella chiesa del convento dei padri cappuccini
che sorge nel punto più alto del
paese. Associazioni di volontariato, scouts,
terz'ordine, con prevalenza giovanile.
Tutti a rendere omaggio al più
italiano dei Santi, il cui simulacro troneggia
sull'altare maggiore con sullo sfondo
la bandiera tricolore e il crocifisso.
Dalla corale partecipazione si avverte
che Egli non appartiene solo alla chiese
ma alla società. E' un santo «civile»
di cui riscopriamo la lezione carica di
fascino. Dall'amministrazione comunale
viene offerto l'olio che alimenta la perenne
lampada votiva posta nel «Sancta
sanctorum». La messa solenne è
celebrata dal parroco don Roberto Garro,
che ha officiato il «triduo»
di preparazione, con la partecipazione
di tutti i frati cappuccini. Un intonato
coro canta le lodi al poverello d'Assisi.
All'omelia viene evidenziata la figura
del Santo tessendone le qualità
e i valori della povertà che aveva
abbracciato facendone una potente forza
liberatrice, accettandola come un dono
e non come un castigo.
San Francesco amava il silenzio che riconcilia,
non il chiasso che disperde, viveva con
la natura, non contro di essa, si considerava
fratello di tutto il creato. Nessuno gli
era estraneo, neanche gli animali. In
tutti prevale la convinzione che Francesco
è un Santo scomodo difficile da
imitare, ma rappresenta la via di salvezza
per la nostra società che ha dimenticato
cosa significhi vivere in pace o forse
non lo ha mai saputo.
Salvatore Urso
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