Ferla.
Parte dal paese arroccato sul versante
ovest degli Iblei l'appello per la salvaguardia
dell'ambiente. Se ne fa promotore l'antico
Circolo di cultura, che organizza per
il prossimo quattro agosto un meeting
internazionale sul tema. Il coordinatore
della manifestazione, Sebastiano Corridore,
mette in risalto la Ferla di trent'anni
fa e la paragona a quella odierna. Qualcosa
è cambiato, secondo lo studioso,
ma molto si può ancora fare per
impedire il progressivo deterioramento
dell'ambiente e del clima.
«I roghi degli ultimi anni - afferma
- sulle nostre montagne hanno determinato
la distruzione della macchia mediterranea
e dei filtri naturali che essa aveva sempre
rappresentato».
All'incontro interverranno il presidente
del circolo, Salvatore Saccuzzo, e il
sindaco Alfio Speranza. Relatore sarà
pure Domenico Cacopardo, assessore provinciale
al Turismo. Subito dopo interverrà
Benito Melchionna, procuratore della Repubblica
di Crema ed esperto in diritto ambientale.
Andrea Cabibbo, del foro di Pordenone,
parlerà di inquinamento ambientale
e del risarcimento dei danni in favore
del cittadino. Giuseppe Angelica, cardiochirurgo
dell'ospedale «San Camillo»
di Roma valuterà «l'impatto
antropico degli inquinamenti», mentre
l'architetto Lucia Gibilisco descriverà
il depauperamento estetico dell'ambiente.
Il circolo di cultura insiste sui cambiamenti
climatici, attribuiti alla «pressione»
delle attività umane. E parla,
mettendolo sotto accusa, del modello di
sviluppo non sostenibile nell'era del
consumismo. «Ci si muove nella logica
del profitto - afferma - e si va verso
il saccheggio delle risorse naturali».
L'appello era partito anche dai singoli.
Due anni fa il palazzolese Giuseppe Branca
aveva messo in risalto l'appassimento
della flora sulle sponde dell'Anapo, privo
anche di quella fauna ittica che lo contraddistingueva
fino a pochi anni addietro.
«L'incontro - conclude Corridore
- prenderà spunto dal microcosmo
locale, ricco di tesori storici e naturalistici,
per riflettere sulla necessità
di diffondere una sincera coscienza ambientalista.
Questo approccio appare, oggi più
che mai, la via più idonea per
custodire le nostre risorse ambientali
e quelle della intera vallata. Questa
non può essere più intesa
come una "merce" da negoziare
ma piuttosto come un valore universale,
appartenente all'uomo, e per sua stessa
natura, indisponibile».
R. R.
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