Sono
a rischio di scomparsa e spopolamento
i Comuni montani. A lanciare l'allarme
il deputato regionale di Fi, Giancarlo
Confalone, dopo lo studio dell'Ufficio
Speciale della Montagna che opera in seno
all'assessorato regionale Territorio e
Ambiente. Una vera e propria «lista
rossa» quella ufficializzata dall'Ufficio
Speciale della Montagna che punta i riflettori
sul rischio di spopolamento. Per i Comuni
del Siracusano, ad esempio, Cassaro risulta
con una variazione in riduzione del 30,3
per cento nel periodo 1972-2005; Buscemi
ha una riduzione del 25,7 per cento (nello
stesso periodo); Buccheri una riduzione
del 19,5 per cento; per il Comune di Ferla
la riduzione è stata del 17,5 per
cento; sta un po' meglio Palazzolo Acreide
che ha subito una riduzione dello 0,5
per cento. Per quest'ultimo Comune, che
ha ricevuto un importante rilancio sia
per il turismo domenicale, sia anche per
l'iscrizione alle liste Unesco, per un
turismo culturale internazionale si è
verificata un'economia parcellizzata e
vivace, che procura una stabile presenza
di cittadini.
«Gli altri Comuni montani –
osserva il deputato regionale Giancarlo
Confalone – hanno subito, in trent'anni,
una diminuzione di circa il trenta per
cento e non vorremmo che con tali cadenze
si verificassero ulteriori riduzioni di
residenti. Le premesse, purtroppo, sono
tutte presenti ed estremamente significative:
continuo esodo giovanile e conseguente
spopolamento con l'ovvio e consequenziale
processo di senilizzazione; riduzione
delle nascite e matrimoni, scomparsa dell'artigianato
e dei mestieri tradizionali, disoccupazione
e costrizione all'emigrazione».
La popolazione montana, tranne rare eccezioni,
si avvia insomma verso una desertificazione
antropica che rischia di cancellare intere
pagine di storia della provincia. Che
fare allora? E' necessario, suggerisce
l'on. Confalone, partire da una frase
troppo spesso utilizzata e cioé
«fare sistema». «I vari
paesi montani devono unirsi nelle loro
specificità, nelle loro tradizioni,
nella loro cultura per un comune punto
d'origine, innovarsi nella tradizione.
I Gal, l'Unione dei Comuni montani con
i loro investimenti devono ricercare questo
risultato, non inventarsi novità
copiate da altre realtà, aiutare
a ritrovare quell'unicum economico che
li unisca (attività boschiva e
artigianato) e, partendo da tali capisaldi,
costituire una zona da visitare e da vivere.
Utile e necessaria una rivisitazione degli
investimenti e le passate amministrative
possono costituire un necessario punto
di partenza».
Laura Valvo
|