Ferla.
È sempre più cronaca di
un disastro annunciato nella basilica
di San Sebastiano. Due profonde linee
corrugano il tetto arcuato della navata
centrale, mentre l'umidità e i
colombi penetrano dalle finestre lasciate
aperte.
E' da anni che una macchina fotografica
non immortala la progressiva decadenza
dell'immobile, malgrado gli ingenti investimenti
sin qui fatti. E impressionano gli altari
delle navate laterali scomposti in mille
pietre non catalogate. Pietre che la memoria
dei ferlesi ricorda ordinate in lineari
opere d'arte. Ora sono pietre da buttare
chissà dove: pare che le cappelle
delle navate resteranno spoglie, prive
del loro originario lucore.
Dopo la sollevazione popolare del periodo
pre-pasquale e le proteste di uomini di
cultura, tutto appare ancora una volta
in una pericolosa stasi. Non sono stati
eseguiti gli inventari delle suppellettili
ancora esistenti all'interno. L'antica
libreria parrocchiale è a pezzi;
i cassettoni, ammassati senza alcuna protezione
dagli agenti atmosferici e dalla polvere,
si trovano nell'ultima cappella della
navata destra.
Se la passa un po' meglio la grande tela
di San Sebastiano, attribuita al Serpotta,
fasciata dal volontariato locale e riposta
sull'altare. Ma per l'architettura di
quest'ultimo le ore sembrano contate:
anche in questo caso è stato affastellato
nelle sue varie componenti lignee accanto
a un portone dalla sommità aperta;
e quindi, anche in questo caso, a rischio
di marcescenza.
Sono solo un pallido ricordo gli intarsi
dorati della navata centrale. Migliora
per loro la situazione verso gli spigoli
dell'altare maggiore.
«Buio» assoluto anche per
l'esterno: dell'angelo mozzato continua
a non esserci traccia, malgrado le ripetute
istanze di cittadini e mondo della cultura.
Del puttino alla destra del Santo rimangono
solo le gambette penzolanti nel vuoto.
Impossibile venire a capo, dopo mesi dalla
sparizione, della località in cui
abbia fermato il suo fremito d'ali.
Completa il disastroso quadro d'insieme
la pulizia esterna della chiesa; elemento
anche questo latitante: basta guardare
le lattine e le cartacce stantie proprio
davanti al portale principale, dove rappresentano
un pericolo anche i dispositivi «antipiccioni»
caduti dai cornicioni, con le loro aguzze
punte.
Roberto Rubino
|