Ferla.
C'è sempre più agitazione
tra i cittadini di Ferla, costretti a
subire da anni la chiusura della basilica
di San Sebastiano. E adesso la protesta
diventa ufficiale attraverso una petizione,
premettendo quella «pacatezza d'animo»
dimostrata in tanti anni d'interminabili
intoppi attorno al restauro della chiesa.
Nei giorni scorsi c'è stata pure
una manifestazione spontanea che chiedeva
conto della mutilazione dell'angelo sulla
facciata. Una mutilazione che attende
ancora risposta. Nel documento i ferlesi
contestano il fatto che la chiesa sia
stata definita dall'amministrazione «non
a rischio di crollo» e si chiede
«per quale motivo, dopo tanti anni,
e molteplici finanziamenti l'opera versi
ancora in stato di abbandono».
I firmatari chiedono all'amministrazione
comunale di spiegare pubblicamente, punto
per punto, come siano stati adoperati
i finanziamenti e perché non sia
ancora tornato al suo posto l'angelo mancante.
C'è preoccupazione anche per la
chiesa di Sant'Antonio, per la quale si
teme analoga sorte. E i promotori dell'iniziativa
promettono di «non rimanere passivamente
a osservare».
È certo, fanno sapere i firmatari,
che si rivolgeranno agli organismi competenti
per avere spiegazioni sulla tutela di
un'opera in sulla quale sembra essere
calata l'indifferenza. «La Sovrintendenza
- concludono - chiedeva nel 2000 la quantificazione
delle somme fin qui spese perché
i conti non le tornavano». A quest'affermazione,
estratta da un verbale pubblico di ricognizione,
la gente attende ancora risposta.
Contattato telefonicamente, il sindaco
Giuseppe Veneziano ha fatto sapere che
si tratta di «un gioco al massacro»
e di campagna elettorale partita con la
questione San Sebastiano. «In ogni
caso - sottolinea il sindaco - ho già
spiegato dettagliatamente in un'altra
intervista quanto fatto finora. E se la
gente me lo chiede sono pure disponibile
a un confronto pubblico per fornire ulteriori
chiarimenti».
Il progetto principale di restauro risale
al due aprile del 1991 ed è stato
finanziato con un decreto dell'assessorato
regionale ai Beni culturali l'anno successivo.
La somma stanziata in quella occasione
ammontava a cinque miliardi di lire. Poi
altri quattro miliardi di lire, provenienti
dai fondi dell'otto per mille, nel 2003,
oltre agli 800 milioni impiegati per il
consolidamento dell'edificio religioso
nella prima metà degli Anni 80.
R. R.
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