Ferla.
«Se non si risolve la questione
ci penseremo noi», afferma don Roberto
Garro, parroco di San Sebastiano, in riferimento
alle condizioni della sua chiesa: facciata
mutilata e struttura chiusa da anni. Sullo
sfondo resta la questione delle chiese
iblee, chiuse al 60 per cento, sulle quali
si è speso molto. Ma la percezione
popolare è che si sia risolto poco.
San Sebastiano come la Matrice di Palazzolo:
due icone dell'immobilismo burocratico.
La Matrice è «ingabbiata»
da prima del terremoto 1990. In questi
giorni il suo parroco, don Boccaccio,
renderà nota la data di chiusura
al culto. Anche San Sebastiano subisce
la disgregazione degli arredi interni.
«Abbiamo già reso nota -
esordisce don Roberto Garro - agli organi
competenti la situazione che il professor
Giansiracusa ha descritto con precisione.
Assieme ai fedeli sono state presentate
le note sulle preoccupazioni alla Curia
e all'architetto che si occupa della questione,
oltre che alla Soprintendenza, la quale
ha risposto per iscritto cinque giorni
fa. Nella nota abbiamo fatto riferimento
al ripristino delle parti mancanti sulla
facciata». Ma occorre un intervento
anche per gli arredi interni e i pregiati
materiali lapidei che arricchiscono navate
e transetto di san Sebastiano.
«Adesso - prosegue il parroco -
chiediamo la catalogazione di tutti i
reperti interni e del mobilio della sagrestia.
Dopo trent'anni di chiusura sono a rischio
pure i marmi, i materiali lignei, la pietra».
Il parroco sottolinea che «la gente
non è più disposta ad attendere
ancora altro tempo. O si risolve subito
il problema, oppure si darà da
fare in prima persona per il restauro
della chiesa».
Ma cosa rappresenta realmente il culto
di Sebastiano per Ferla?
«Non è solo il patrono -
conclude il parroco. - E' un modello comportamentale
penetrato nella cultura da diversi secoli.
La gente gli è legata visceralmente».
Nella giornata di ieri, intanto, si attendevano
delle reazioni dagli organismi interessati
al restauro e al consolidamento dell'edificio.
Il docente di Storia dell'arte alla facoltà
di Architettura, Paolo Giansiracusa, ha
chiesto di conoscere la fine del busto
dell'angelo a destra del «Martirio
del santo», sulla facciata. L'angelo
che gli osservatori ricordano come «quello
con la palmetta».
«Non sappiamo dov'è - aveva
affermato Giansiracusa. - Ma fino all'inizio
dell'ultima fase dei restauri era in opera
e molti documenti fotografici lo attestano.
Se fosse ancora in laboratorio, perchè,
alla fine dei lavori di consolidamento
e pulizia, non è stato rimesso
al suo posto?».
Roberto Rubino
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