Ferla.
Manca uno dei due angeli che incorniciavano
la facciata della settecentesca chiesa
di San Sebastiano, e si sono perse le
tracce di alcuni particolari del frontone.
Lo rende noto lo studioso di Storia dell'arte
Paolo Giansiracusa, che auspica una soluzione
alla trentennale chiusura dell'edificio
religioso. «È sfigurata -
esordisce Giansiracusa - nella parte più
significativa del prospetto una chiesa
capolavoro dell'architettura barocca degli
Iblei. È datata 1734. - Ed è
firmata, in un concio decorato, dall'architetto
buccherese Michelangelo Di Giacomo. È
l'edificio chiesastico più grande
dell'abitato: ha un impianto a tre navate,
che si sviluppa per 41 metri sia in larghezza
che in lunghezza».
La chiesa «risorse» dopo il
terremoto del 1693 sulle fondamenta di
una costruzione più antica, del
cui culto si conserva una statua in legno
di arancio del 1530, raffigurante San
Sebastiano.
«Fu proprio per riproporre le linee
anatomiche di questa statua - aggiunge
Giansiracusa - che nel 1734, sul prospetto,
l'architetto-scultore Michelangelo Di
Giacomo progettò e realizzò
una macchinetta in pietra da taglio concepita
come un fercolo trionfale. L'artista,
nel materializzare l'idea del fercolo
in processione, creò una nicchia
dentro la quale collocò una copia
fedele della statua cinquecentesca. Ai
suoi lati, successivamente, furono scolpite
due allegorie religiose e sotto le volte
della trabeazione furono collocati due
infedeli nell'atto di svolgere una funzione
"vile". Ai margini delle due
figure, anche due statue di soldati romani.
«Nella parte superiore della nicchia
- prosegue Giansiracusa - due angeli reggono
la corona del martirio e i simboli del
sacrificio mistico: le frecce e una palmetta,
mentre in basso un'aquila con le ali spiegate
tiene uno scudo e un cartiglio con le
iscrizioni e i simboli legati al culto
del Santo».
La metamorfosi: «Ora l'impianto
compositivo - rileva lo studioso - manca
di alcuni dettagli. Dopo la pulizia compiuta
mancano un angelo e altri elementi. Delle
frecce del santo non si ha notizia: erano
in ferro battuto e trapassavano la statua
in almeno 5 punti, formando una sorta
di raggiera, a significare che gli arcieri
avevano colpito da più direzioni».
Scomparsa anche «la struttura compositiva
degli angeli sopra la conchiglia della
nicchia». E adesso, secondo lo studioso,
mancando uno degli angeli la corona resta
sospesa nell'aria, come un festone a fogliame
senza funzione e senza senso.
«Che fine abbia fatto l'angelo mancante
- conclude Giansiracusa - non è
dato sapere: eppure fino all'inizio dell'ultima
fase dei restauri c'era, e molte foto
lo documentano. Forse è in qualche
laboratorio per essere restaurato? E se
i lavori di consolidamento e pulizia sono
stati conclusi, perchè non è
stato rimesso al suo posto?».
Roberto Rubino
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