Uncem
Sicilia contesta la indiscriminata opera
di “razionalizzazione” degli
uffici postali da parte di Poste Italiane.
Infatti tale attività continua
a determinare gravi difficoltà
sul territorio, in particolare nelle aree
montane.
Nonostante la disponibilità dimostrata
qualche mese fa dalla società a
studiare insieme ad Uncem Nazionale un
modello adeguato alla fruizione del servizio
sul territorio, capace di incrociare le
esigenze del mercato con la necessità
di assicurare servizi essenziali al cittadino,
nessuna risposta concreta è stata
finora data.
Pur comprendendo le motivazioni di carattere
economico che dettano la decisione di
Poste Italiane, siamo convinti che possa
esserci un’altra strada da percorrere
insieme agli attori del territorio.
A questo proposito, riteniamo indispensabile
individuare soluzioni, ad un problema
che interessa aree già di per se
interessate da difficoltà logistiche
ed anagrafiche, in linea con quanto già
sperimentato in alcune aree montane, in
collaborazione con gli enti locali.
In tali territori il servizio postale
rappresenta infatti una esigenza insopprimibile
per la fruizione dei servizi essenziali
e per la permanenza stessa della popolazione
in montagna e pertanto non può
essere semplicemente sottoposto ad acritiche
misure di “efficientamento economico”.
Dopo il rischio chiusura Guardie Mediche,
proposto dall’Assessore alla Sanità;
la chiusura degli sportelli Bancari (come
a Raccuja in provincia di Messina), le
parrocchie gestite a part time per carenze
di preti; la chiusura dei rifornimenti
di carburante e di molti esercizi commerciali;
la totale assenza di centri di aggregazione
per i giovani e la totale mancanza di
infrastrutture per la Banda Larga a causa
della insipienza dei monopolisti delle
telecomunicazioni, mancava solo il programma
di “razionalizzazione” di
Poste Italiane!!!!!!!
Sortino 6 Febbraio 2007
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