Ferla.
La comunità francescana festeggia
San Francesco. In tanti si sono dati convegno
nella chiesa del convento dei padri cappuccini
che sorge nel punto più alto del
paese.
Associazioni di volontariato, scouts,
terz'ordine, con prevalenza giovanile.
Tutti a rendere omaggio al più
italiano dei santi, il cui simulacro troneggia
sull'altare maggiore con sullo sfondo
la bandiera tricolore e il Crocifisso
(foto sotto).
Dalla corale partecipazione si avverte
che il Santo non appartiene solo alla
chiesa ma alla società. E' un santo
«civile» di cui riscopriamo
la stupenda lezione carica di fascino
e di significato.
La presenza delle autorità civili,
militari, religiose, per conferire alla
manifestazione maggiore rilievo in quanto,
da parte dell'amministrazione comunale,
viene offerto l'olio che alimenta la perenne
lampada votiva posta nel Sancta sanctorum.
La messa solenne è stata celebrata
da Padre Sisto con la partecipazione del
parroco e di tutti i frati cappuccini.
Un intonatissimo coro ha cantato le lodi
al poverello di Assisi.
L'omelia ha evidenziato la figura del
santo tessendone le qualità e i
valori della povertà che egli aveva
abbracciato con una potente forza liberatrice
e accettandola come un dono e non come
un castigo.
San Francesco amava il silenzio che riconcilia,
non il chiasso che disperde, viveva con
la natura, non contro di essa, si considerava
fratello di tutto il creato. Nessuno gli
era estraneo, neanche gli animali che
vinceva con la mansuetudine, con la carezza,
anzichè con la roncola e il bastone.
In tutti prevale la convinzione che Francesco
è un santo scomodo, difficile da
imitare, ma rappresenta l'unica via di
salvezza per la nostra società
che ha dimenticato cosa significhi vivere
in pace o forse non lo ha mai saputo.
Una processione con le reliquie e lo sparo
di fuochi ha chiuso la festa.
Salvatore Urso
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