FERLA.
Inizia l’avventura della squadra
iblea nel campionato di terza categoria.
Essa comincia con un pareggio casalingo
con il Monterosso. Questa è la
terza partecipazione consecutiva e quest’anno,
più che nei passati, è richiesto
un autentico miracolo. La compagine ferlese
deve fare i conti con numerosi cambiamenti
che hanno interessato sia i vertici societari,
sia l’area tecnica della squadra.
Il dirigente di lungo corso, Peluso, ha
assunto la presidenza, mentre il nuovo
allenatore è Quattropani. L’esperto
centrocampista sarà probabilmente
costretto ad assumere il ruolo doppio
di allenatore-giocatore, per problemi
di rosa. L’ex tecnico, l’allenatore
dei miracoli Costanzo, si è occupato
della preparazione atletica dei giocatori.
L’interrogativo più serio
è comunque legato ai problemi di
rosa citati poc'anzi. Molti giocatori
importanti al momento non sono disponibili,
per vari problemi e pare che alcuni abbiano
addirittura deciso di non proseguire il
rapporto col Ferla. Questo a lungo andare
potrebbe produrre effetti devastanti,
soprattutto quando la presenza degli juniores
sarà decisiva. Tra tante incertezze
c’è comunque una speranza.
Questa squadra si è sempre fatta
notare per le sue imprese, molte delle
quali sulla carta proibitive. Basti pensare
che nel 2004 vinse una Coppa Trinacria
con soli ferlesi, sbaragliando squadre
costruite con l’aiuto di notevoli
capitali. Lo spirito intrinseco e il carattere
dei reduci delle passate imprese dovrà
essere per forza di cose il motore trainante
in un cammino che si presenta irto di
ostacoli, pieno di difficoltà e
avversari difficili. Il pubblico, che
almeno per metà stagione sarà
ancora quello di Cassaro, potrà
essere un altro punto a favore, da sfruttare
meglio che nei campionati passati. Il
resto è il solito torneo di Prima
Categoria, battaglie domenicali, campi
difficili e gare da vincere gettando il
cuore oltre l’ostacolo. Il vecchio
Ferla ha sempre affrontato in maniera
egregia tutto questo. Ci riuscirà
il nuovo corso? Non resta che aspettare
l’inizio delle danze e vedere.
Salvatore Giansiracusa
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