In
una lettera inviata all’Assessore
Regionale alla Sanità, Lagalla,
il presidente della delegazione regionale
dell’Uncem, Vincenzo Bastante, in
merito alla ipotesi di rimodulazione delle
postazioni di Guardia Medica ventilata
quale strumento per il risanamento del
deficit sanitario della Regione Sicilia,
chiede che vengano escluse dal piano le
guardie mediche ubicate nelle aree montane.
Scrive Vincenzo Bastante: “
Egregio Assessore, in rappresentanza dei
comuni e degli enti montani siciliani,
dopo i positivi riscontri e l’attenzione
del suo predecessore On.le Giovanni Pistorio,
che con il potenziamento del servizio
di emergenza 118, ha privilegiato proprio
quelle località più disagiate
e periferiche siciliane, che vivono maggiormente
il problema del pronto soccorso sanitario,
apprendiamo con grande preoccupazione
che tra gli interventi da Lei proposti
per ridurre il deficit sanitario, al fine
di rispettare il patto di stabilità,
si riparla della rimodulazione delle guardie
mediche”. “Siamo alle solite,
invece di intervenire sui costi (farmaceutica,
strutture convenzionate….) che da
soli rappresentano oltre il 50% dei bilanci
delle aziende sanitarie, o sugli sprechi
e le inefficienze del sistema, si punta
ad eliminare l’unico
punto di riferimento per
l’emergenza sanitaria a garanzia
della salute ed a volte della stessa sopravvivenza
di intere comunità locali. I cittadini
dei comuni montani, in maggioranza anziani,
soli e privi di autonomi mezzi di trasporto
devono infatti fare i conti giornalmente
con la distanza dai centri ospedalieri
più attrezzati per gestire le emergenze,
spesso raggiungibili in tempi lunghi e
in condizioni stradali non certo agevoli.”
“Le guardie mediche,”continua
Bastante” nei piccoli centri
di montagna, (che nel periodo invernale,
a causa della nebbia, del ghiaccio e della
neve) rappresentano per i cittadini l’unico
presidio di riferimento, il medico diventa
un’amico, un confessore, che da
il giusto conforto in aree che presentano
tra l’altro anche un’alta
percentuale di fenomeni depressivi”.
“Riteniamo che alla fine prevarrà
il buon senso, e prima di avventurarsi
verso scelte che penalizzino ancora una
volta le aree e le comunità più
deboli, si rifletta seriamente sulle gravi
conseguenze che le stesse provocherebbero”.
25 settembre 2006 |