Ferla.
Festa di San Sebastiano patrono tra folklore
e religiosità. Dopo la Pasqua è
qualificata fra le più interessanti
festa popolari che si svolgono a Ferla.
Prima del 1952 la festa veniva celebrata
il 20 agosto perchè si innestava
in un processo di ringraziamento dovuto
alla raccolta del grano. L'omaggio al
Santo veniva solennizzato ancora di più
con la "Cavalcata" cioè
con un insieme di animali: muli, asini,
cavalli, carichi di frumento, bardati
a festa e con l'effige del Santo legata
sulle teste con un nastro rosso. Il privilegio
di aprire la "cavalcata" veniva
disputato all'asta suonando una campana
d'argento: vinceva chi offriva più
frumento.
Il fercolo veniva portato a spalla dai
"nudi" vestiti di un perizoma
rosso e con un nastro, pure rosso, a tracollo
sul petto. In tempi più recenti
il perizoma fu sostituito da mutandoni
bianchi. La banda musicale e la "cavalcata"
facevano da corollario.
La festa è motivo di richiamo per
tutti i ferlesi che si trovano all'estero
ed è la gradita occasione per riabbracciare
i loro congiunti e rivedere i luoghi d'origine.
La mattina del 20, giorno della solenne
processione il santo è esposto
alla venerazione dei fedeli. Dopo "l'arborata"
vengono offerti ceri (n'torci promesse),
a decine vengono spogliati i bambini i
cui abiti sono offerti al Santo e poi
riscattati. Caratteristica l'offerta di
basilico "rizzu" e profumato
che viene appeso al fercolo. Alle 11.30
la banda musicale risale il corso principale
e si ferla davanti alla chiesa della Madonna
delle Grazie, dove attendono schierati
i "nudi" devoti con i pantaloni
bianchi, una fascia rossa a tracollo sul
petto nudo dov e campeggia "a Santa"
del bimartire. Il grido è unanime:
«Viva Sammastiano».
Salvatore Urso
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