Ferla.
«Gli stranieri di Ferla» tornano
per Pasqua o per San Sebastiano. Sono
gli emigranti che non si sono mai staccati
dalle proprie radici, tetragoni agli influssi
culturali australiani, nordamericani,
britannici o teutonici. Lo afferma il
presidente del Consiglio comunale, Michelangelo
Giansiracusa, che annota queste sensazioni
proprio con l'apertura della settimana
santa: la Via crucis, in grado di catalizzare
l'attenzione anche di turisti europei.
E per chi non può esserci resta
sempre l'opzione internet: «Di questo
- racconta Giansiracusa - ci siamo accorti
con il nostro servizio di Ferla-mail,
il sito curato da Sebastiano Puccio».
Lì, in un luogo virtuale, in questi
giorni i "contatti" si moltiplicano,
i ricordi s'intrecciano. «Ci pervengono
continuamente - prosegue - messaggi di
persone che non possono venire. Dalla
Germania soprattutto. La voglia di esserci,
anche se virtuale, si può constatare
dalla percentuale di dati scaricati per
vedere i filmati degli anni precedenti».
Particolare la esperienza di un ferlese
tornato a casa dopo quarant'anni. Da Milano.
Se n'era andato a quindici. Ala ricerca
di opportunità di lavoro, le circostanze
sono simili per tutti coloro che adesso
sono temporaneamente in patria. «Salvatore
Pupillo - racconta Giansiracusa - desiderava
fortemente rivedere la Festa: ed è
stato colpito da come tutto sia rimasto
cristallizzato, rispetto ai suoi 15 anni.
Via crucis compresa».
Il mix di tradizioni, religione e floklore
continua ad attrarre. Ieri sera la riprova,
con l'apertura della Settimana santa.
La via processionale aperta dal gruppo
teatrale "Tirichitolla", fino
al punto sommitale del paese, al convento
dei padri Cappuccini, schiude le porte
a un mondo medievale, che non ha mai disconosciuto
la propria sensibilità.
La successiva tappa sarà per i
"Sepulcri" del giovedì
santo: una occasione per ammirare le opere
d'arte del luogo, gustare il patrimonio
delle chiese barocche. Ai turisti piace
anche il caratteristico suono delle "truccule",
che nella giornata di venerdì sostituisce
quello delle campane, preludendo alla
«predica delle sette parole»
nella chiesa di San Giacomo Apostolo.
Le «sciaccare», ossia quei
fitti fasci di sottili arbusti che, una
volta accesi, illuminano tutto il paese,
vengono distribuite gratuitamente agli
ospiti, così da coinvolgerli ulteriormente
nel rito. Anche numerosi ceri illumineranno
la via processionale partendo da piazza
San Sebastiano, con la corsa del sabato
sera alle 11, tra due ali di «sciaccare».
Tra le iniziative collaterali anche una
mostra fotografica, all'auditorium: ripercorrerà
gli ultimi settant'anni di questo appuntamento
che non accenna a tramontare.
Roberto Rubino
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