In
vista dell'ormai imminente conclusione di «Vivi Pantalica»,
Rita Sipala, dell'associazione Bioturismo, che ha organizzato
l'iniziativa, nell'annunciare il considerevole afflusso di visitatori,
ne sottolinea l'eterogeneità.
«Dall'avvio del progetto, ossia dallo scorso maggio, sinora,
- dice - oltre mille visitatori hanno fatto tappa nella necropoli
di Pantalica. Ad ammirare la suggestiva area sono stati soggetti
di entrambi i sessi, di diverse nazionalità ed età,
anche se la percentuale di anziani è stata contenuta. Durante
l'inusuale «ispezione» di Pantalica, tradizionalmente
esclusa dai tour turistici, a riesumare i tratti peculiari di
questa montagna sacra, sono state sei guide. Grazie al loro avvicendamento,
i visitatori, riuniti in gruppi minimali di sei persone, hanno
potuto visitare più di una volta alla settimana l'area.
Inoltre, per le perlustrazioni in questione non sono state fissate
a priori delle date, ma si è proceduto, a mano a mano,
a seconda del numero di prenotati.
«Benché le visite siano state , particolarmente,
incentrate sugli aspetti storico ed archeologico, non sono mancati
gli accenni al contesto naturalistico. Il progetto, la cui riuscita
è comprovata dagli stessi elogi profusi dai fruitori, è
stato finanziato dall'assessorato regionale al Turismo. Il programma,
la cui valenza culturale è indubbia, è divenuto
di particolare spessore, dopo l'inserimento di Pantalica nel patrimonio
dell'Unesco».
Ricordiamo che Pantalica, come si legge in un testo scritto da
Paolo Uccello, «quasi certamente, da identificare con l'antica
Hybla, fu esplorata da Paolo Orsi in diverse campagne di scavo
eseguite tra la fine del 1800 e i primi anni del '900. L'archeologo
stimò che nel sito si aprissero circa 5.000 tombe, molte
delle quali riunite nelle cinque principali necropoli, la Nord,
Nord-Ovest, Sud, Cavetta e Filiporto.
Poiché da millenni il luogo era stato meta di profanatori,
fu ritrovato intatto soltanto qualche centinaio di sepolcri che
fornirono importanti testimonianze sulla cronologia delle genti
preistoriche e protostoriche che abitarono questa fortezza naturale
durante la Tarda età del Bronzo».
Lucia Corsale
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