Amarcord per San Sebastiano
FERLA. Identità, tradizioni e amicizia sotto il segno del martire
Fonte: La Sicilia  del  29 Luglio 2005.

FERLA. Le tradizioni, la purezza della cultura sono le prerogative cui si ispirano le comunicazioni, i rapporti umani, morali, sociali, religiosi conferendo forza e concretezza.
Con questa riflessione e con questa volontà d’ íntenti si è fatta strada l’ opportunita di riunirsi per consolidare la propria amicizia, magnificando la propria identita’, bandendo "l’ assolutissimo roccioso", oggi, purtroppo, in fase ragionevolmente avanzata.
Nel quadro delle manifestazioni dell’ ottavario della festa di San Sebastiano, patrono del paese, il parroco don Roberto Garro ha voluto chiamare a raccolta i cinquantenni, uomini e donne, per trovare motivi di riflessione, di entusiasmo, di operativa azione capace di consolidare la vita dei nostri giorni e della nostra realtà, alla luce del mezzo secolo trascorso.
Diciamo subito che questa riunione è contestuale alla festa della donazione delle reliquie di San Giacomo Maggiore, al quale è dedicata la parrocchiale di Ferla, da parte di Giovanni Sudano, figlio dello psichiatra Orazio, di origine ferlese.
Una messa solenne è stata celebrata nella chiesa madre, e grande è stata la partecipazione dei fedeli. All’ omelia don Roberto ha voluto manifestare tutta la sua gioia e la sua soddisfazione per l’ importante evento che completa la dotazione degli oggetti sacri alla parrocchia. “Approfittando, anche, della celebrazione dei riti dell’ottavario della festa del martire San Sebastiano patrono – dice il parroco - ho voluto affidare alla protezione del Santo Martire tutti i "ragazzi" del 1955 che, come me, oggi hanno raggiunto la meta del mezzo secolo. All’ appello se ne sono presentati un buon numero, provenienti da ogni parte d’iItalia.
Singolari sono state le lettere dei residenti all’estero, che non hanno potuto partecipare e che conservo con tanto amore”.
L’ incontro si è svolto in un crescendo di manifestazioni di simpatia e di amicizia.
Un amarcord fatto di vita vissuta prima nella scuola, poi nella società, con affetti, giochi, canti e, perchè no, monellerie. La serata si è conclusa poi in un noto locale cittadino nel quale, oltre a degustare la genuinità dei cibi, compresa una grande torta, a ciascuno dei partecipanti è stata consegnata una targa d’argento ricordo.
Ancora una volta, dunque, nei paesi degli Iblei sacro e profano s’intrecciano unendo la gente in un abbraccio commosso.
Le feste patronali sono un tuttuno con le tradizioni popolari. Tornano gli emigranti. La gente si ritrova attorno al suo santo patrono e nella celebrazione dei riti.
SALVATORE URSO