Ferla
Il culto del Bimartire tra rito e fede
Fonte: La Sicilia  del  19 Luglio 2005.

FERLA. Correva l'anno 1481 quando il capitano, i giudici e l'università di Ferla supplicarono l'allora vescovo di Siracusa Mons. Dalmazio Santo Dionisio a permettere di fabbricare una chiesa dedicata a San Sebastiano.
Nel 1610 Mons. Giuseppe Saladino, vescovo di Siracusa,concedeva la istituzione canonica di una Confraternita che esercitò una funzione importantissima soprattutto dopo il terremoto del 1693. Una scritta sul cornicione del secondo ordine della facciata ne conferma la riedificazione per «Pia devotione confratrum Santi Sebastiani». Come risulta da un documento d'archivio datato 3 Gennaio 1533, il barone di Ferla, Don Gaspare Moncada elargisce donazioni e benefici ai sudditi e concede il privilegio di una fiera da tenersi cinque giorni prima della festa fissata al 26 luglio. La successiva supplica del Capitano stimolò il papa Urbano VIII a confermare patrono principale e protettore "della terra della Ferla" S. Sebastiano . Era l'anno 1630. Dodici anni dopo istituisce la festa ufficiale. Il culto relativo a S. Sebastiano a Ferla e in tutta la Sicilia, dunque , è antichissimo. Anche a Melbourne di Australia la comunità ferlese festeggia il Bimartire il 20 Gennaio e il 20 Luglio.
La festa estiva per un certo periodo si svolgeva il 20 Agosto e coincideva con la fine della trebbiatura del grano. Erano i "massari" a effettuare la famosa "cavalcata" durante la processione del mezzogiorno. Il grano veniva ammassato in magazzino e poi venduto o regalato per beneficenza. La corsa dei cavalli e l'albero della cuccagna ( u travu e cuddura) erano manifestazioni che si tennero fino agli anni 50. Alla vigilia della festa c'era la svelata e la "curruta di Sammastianu" .Il santo appare all'interno della sua nicchia quindi avanza fino al limite dell'altare maggiore tra le grida di evviva dei fedeli presenti. Il simulacro di S. Sebastiano è una pregevole statua del 1530 in legno d'arancio apprezzatissima dagli storici e dagli artisti del tempo per le sue fattezze apollinee. La processione delle reliquie viene effettuata la sera della vigilia. Un tempo "aradicula" (così viene chiamata) era preceduta dalla "giurgintana" (stemma frecciato di San Sebastiano) portata dal capo dei fratelli dell'omonima confraternita, tutti vestiti di rosso. La mattina del 20, giorno della solenne processione, il Santo è esposto alla venerazione dei fedeli .Vengono offerti ceri; a decine vengono spogliati i bambini i cui abiti sono offerti al santo.
Cinquantanni fa " l'arburata" era appannaggio dei "nudi" che, cinti di un perizoma rosso, giravano il paese inneggiando a S. Sebastiano con questi versi: «Sammastianu quann' era malatu /tutti li santi lu ienu a vviriri/ si parti Maddalena scapiddata / ccu dui pummi nti li manu/ e cci dissi: tè malateddu rifrischiti a vucca/ cà m'paradisu c'è na funtanedda/ turnista di zagara e murtidda: e nta lu menzu si cci curca Maruzzedda/ a figghia di S. Anna picciridda».
Salvatore Urso