| FERLA.
Correva l'anno 1481 quando il capitano, i giudici e l'università
di Ferla supplicarono l'allora vescovo di Siracusa Mons. Dalmazio
Santo Dionisio a permettere di fabbricare una chiesa dedicata
a San Sebastiano.
Nel 1610 Mons. Giuseppe Saladino, vescovo di Siracusa,concedeva
la istituzione canonica di una Confraternita che esercitò
una funzione importantissima soprattutto dopo il terremoto del
1693. Una scritta sul cornicione del secondo ordine della facciata
ne conferma la riedificazione per «Pia devotione confratrum
Santi Sebastiani». Come risulta da un documento d'archivio
datato 3 Gennaio 1533, il barone di Ferla, Don Gaspare Moncada
elargisce donazioni e benefici ai sudditi e concede il privilegio
di una fiera da tenersi cinque giorni prima della festa fissata
al 26 luglio. La successiva supplica del Capitano stimolò
il papa Urbano VIII a confermare patrono principale e protettore
"della terra della Ferla" S. Sebastiano . Era l'anno
1630. Dodici anni dopo istituisce la festa ufficiale. Il culto
relativo a S. Sebastiano a Ferla e in tutta la Sicilia, dunque
, è antichissimo. Anche a Melbourne di Australia la comunità
ferlese festeggia il Bimartire il 20 Gennaio e il 20 Luglio.
La festa estiva per un certo periodo si svolgeva il 20 Agosto
e coincideva con la fine della trebbiatura del grano. Erano i
"massari" a effettuare la famosa "cavalcata"
durante la processione del mezzogiorno. Il grano veniva ammassato
in magazzino e poi venduto o regalato per beneficenza. La corsa
dei cavalli e l'albero della cuccagna ( u travu e cuddura) erano
manifestazioni che si tennero fino agli anni 50. Alla vigilia
della festa c'era la svelata e la "curruta di Sammastianu"
.Il santo appare all'interno della sua nicchia quindi avanza fino
al limite dell'altare maggiore tra le grida di evviva dei fedeli
presenti. Il simulacro di S. Sebastiano è una pregevole
statua del 1530 in legno d'arancio apprezzatissima dagli storici
e dagli artisti del tempo per le sue fattezze apollinee. La processione
delle reliquie viene effettuata la sera della vigilia. Un tempo
"aradicula" (così viene chiamata) era preceduta
dalla "giurgintana" (stemma frecciato di San Sebastiano)
portata dal capo dei fratelli dell'omonima confraternita, tutti
vestiti di rosso. La mattina del 20, giorno della solenne processione,
il Santo è esposto alla venerazione dei fedeli .Vengono
offerti ceri; a decine vengono spogliati i bambini i cui abiti
sono offerti al santo.
Cinquantanni fa " l'arburata" era appannaggio dei "nudi"
che, cinti di un perizoma rosso, giravano il paese inneggiando
a S. Sebastiano con questi versi: «Sammastianu quann' era
malatu /tutti li santi lu ienu a vviriri/ si parti Maddalena scapiddata
/ ccu dui pummi nti li manu/ e cci dissi: tè malateddu
rifrischiti a vucca/ cà m'paradisu c'è na funtanedda/
turnista di zagara e murtidda: e nta lu menzu si cci curca Maruzzedda/
a figghia di S. Anna picciridda».
Salvatore Urso
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