Ferla
Quattro secoli di devozione per la festa del Patrono
___________del  17 Luglio 2005.

La festa di San Sebastiano ha, per i ferlesi, un profondo significato religioso.

Come si tramanda, nel 1500 Ferla fu colpita da una pestilenza e ne venne liberata grazie all'intercessione del Santo Martire.

Questa ricorrenza fu istituita il 13 settembre 1642 con bolla del papa Urbano VIII.

Anticamente la festa del Patrono veniva celebrata il 20 del mese di Agosto e, coincidendo con la fine del raccolto, era tradizionalmente la festa di ringraziamento.

Nei tempi più recenti è stata anticipata al 20 luglio. Alla vigilia della festa si teneva la corsa dei cavalli che, dalla croce del Carmine, il punto più basso del paese, arrivavano fino alla chiesa della Madonna delle Grazie. Questa corsa non si fa da circa 35 anni.

Durante la notte giravano per il paese "I NURI" ( i Nudi) che, vestiti solo di un perizoma rosso, inneggiavano al Santo. Recentemente il perizoma, ritenuto sconcio, è stato sostituito da pantaloni bianchi con il nastro rosso sul petto.

Nel giorno di festa la messa veniva celebrata alle quattro del mattino nella chiesa di San Sebastiano, per l'occasione addobbata con drappi rossi.

Per poter finanziare la festa , la gente offriva il proprio frumento che veniva raccolto in un magazzino.

Gli asini o i muli venivano bardati a festa ed avevano un' immagine del Santo legata sulla testa con un nastro rosso. I quadrupedi venivano riuniti davanti al magazzino dove si riempivano tutte le bisacce di frumento. A questo punto si disputava all'asta chi doveva avere il privilegio di aprire la cavalcata suonando la campana. Si procedeva offrendo una determinata quantità di frumento e la campana veniva passata a chi ne offriva di più.

Dopo la messa solenne, a mezzogiorno la statua del Santo Patrono veniva portata a spalla dai nudi per le vie del paese.

Il simulacro è una pregiata statua in legno d'arancio che risale al 1530,la cui eccellenza consiste nella perfezione anatomia dove si ravvisa il corpo di un giovane sofferente. Sul petto porta la croce episcopale che gli fu donata da Monsignor Marini di Siracusa.

Nel giorno di festa si svolgeva una fiera di animali e la sera c'era la musica "a palco", in genere musica operistica o lirica.

Un'altra attrattiva della giornata era "u travu a cuddura", cioè l'albero della cuccagna al quale si appendevano "cuddure" di pane e premi in soldi.

Era difficile raggiungere i premi poiché il palo era unto di grasso.

Ben poco è rimasto di tutto ciò oggi, ma quel che resta viva da allora è la venerazione per il Santo Martire San Sebastiano.

Antonella Garofalo