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La
festa di San Sebastiano ha, per i ferlesi, un profondo significato
religioso.
Come si tramanda, nel 1500 Ferla
fu colpita da una pestilenza e ne venne liberata grazie all'intercessione
del Santo Martire.
Questa ricorrenza fu istituita
il 13 settembre 1642 con bolla del papa Urbano VIII.
Anticamente la festa del Patrono
veniva celebrata il 20 del mese di Agosto e, coincidendo con la
fine del raccolto, era tradizionalmente la festa di ringraziamento.
Nei tempi più recenti è
stata anticipata al 20 luglio. Alla vigilia della festa si teneva
la corsa dei cavalli che, dalla croce del Carmine, il punto più
basso del paese, arrivavano fino alla chiesa della Madonna delle
Grazie. Questa corsa non si fa da circa 35 anni.
Durante la notte giravano per
il paese "I NURI" ( i Nudi) che, vestiti solo di un
perizoma rosso, inneggiavano al Santo. Recentemente il perizoma,
ritenuto sconcio, è stato sostituito da pantaloni bianchi
con il nastro rosso sul petto.
Nel giorno di festa la messa veniva
celebrata alle quattro del mattino nella chiesa di San Sebastiano,
per l'occasione addobbata con drappi rossi.
Per poter finanziare la festa
, la gente offriva il proprio frumento che veniva raccolto in
un magazzino.
Gli asini o i muli venivano bardati
a festa ed avevano un' immagine del Santo legata sulla testa con
un nastro rosso. I quadrupedi venivano riuniti davanti al magazzino
dove si riempivano tutte le bisacce di frumento. A questo punto
si disputava all'asta chi doveva avere il privilegio di aprire
la cavalcata suonando la campana. Si procedeva offrendo una determinata
quantità di frumento e la campana veniva passata a chi
ne offriva di più.
Dopo la messa solenne, a mezzogiorno
la statua del Santo Patrono veniva portata a spalla dai nudi per
le vie del paese.
Il simulacro è una pregiata
statua in legno d'arancio che risale al 1530,la cui eccellenza
consiste nella perfezione anatomia dove si ravvisa il corpo di
un giovane sofferente. Sul petto porta la croce episcopale che
gli fu donata da Monsignor Marini di Siracusa.
Nel giorno di festa si svolgeva
una fiera di animali e la sera c'era la musica "a palco",
in genere musica operistica o lirica.
Un'altra attrattiva della giornata
era "u travu a cuddura", cioè l'albero della
cuccagna al quale si appendevano "cuddure" di pane e
premi in soldi.
Era difficile raggiungere i premi
poiché il palo era unto di grasso.
Ben poco è rimasto di tutto
ciò oggi, ma quel che resta viva da allora è la
venerazione per il Santo Martire San Sebastiano.
Antonella Garofalo
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