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Pantalica
è un sito, in territorio di Sortino, unico nel suo genere.
Qui, infatti, si unisce l'amore per la cultura al piacere per
la natura. Così come anche si incontrano il preistoricismo
con la storia.
In questo lembo di terra sono scritti 40 secoli di memorie e si
sono succedute civiltà che vanno dal periodo neolitico
fino al periodo normanno, che risale all'XII secolo, quando nell'anno
1169, in seguito ad un catastrofico terremoto, questi luoghi si
spopolarono. Dentro quelle cimquemila tombe a grotticella, che
si aprono sui fianchi della montagna di Panatlica, scavate ad
alveare, è custodita la storia dei nostri antenati. Per
quanto concerne le popolazioni che abitarono questi luoghi è
certa la presenza dei Siculi, ma sulle popolazioni primitive che
si insediarono nella zona di Pantalica aleggia il mistero.
La colossale opera dell'Anaktoron, portata alla luce dall'archeologo
Paolo Orsi, è la prova dell'esistenza di una civiltà
e di una società molto evolute, risalenti a più
di 20 secoli prima dell'era volgare, ed anteriore alla venuta
dei Siculi. Chi fu quel popolo? Quale la città preistorica?
Gli scavi condotti dall'archeologo Luigi Bernabò Brea hanno
confermato che qui doveva sorgere la città di Hybla Maggiore.
Resta, però, il mistero dell'Anaktoron, la cui costruzione
magalitica è simile, anche nel periodo, a quella inglese
di Stonehenge. Si differenzia nella forma: l'Anaktoron è
rettangolare, Stonehenge è circolare. Per diversi secoli
Pantalica è stata la città dei morti, ma diventò
quella dei vivi allorchè si rifugiarono qui i sicil-bizantini,
incalzati dagli Arabi.
Molte di quelle tombe, che per secoli avevano ospitato i defunti
della preistoria, vennero aperte, per essere abitate. Sono di
quel periodo le due chiese rupestri di San Micidiario e San Nicolicchio.
Paolo Mangiafico
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