| Sortino.
C'è attesa, nel centro ibleo, per la decisione dell'Unesco
che, entro il mese, dovrebbe inserire la necropoli di Pantalica
tra il beni patrimonio dell'umanità.
Come in più circostanze è stato evidenziato dal
sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono, promotore di questa
iniziativa, dell'assessore regionale al Turismo Fabio Granata
e del sovrintendente ai Beni culturali Mariella Muti, il riconoscimento
dell'Unesco per Pantalica è di estrema importanza, in quanto
riconosce all'importante sito protostorico il fondamentale ruolo
testimoniale che gli compete. «Pantalica come Micene»:
affermava Vittorio Sgarbi mentre visitava questi luoghi che testimoniano
lo sviluppo, le vicende e la vita di civiltà presenti in
Sicilia prima dei Greci. Luoghi carichi di emozioni perché
ancora incontaminati.
«Ormai - dice il sindaco di Sortino Orazio Mezzio - siamo
in dirittura d'arrivo. L'imprimatur dell'Unesco darà maggiore
lustro a questi luoghi che costituiscono la culla della civiltà
sicula».
Qui, infatti, su uno degli altopiani degli Ibeli sorgeva la mitica
città di Hybla, che venne fondata da popolazioni autoctone,
spinte ad abbandonare le coste per rifugiarsi presso le «cave»
dell'entroterra, più sicure e protette, dall'arrivo in
Sicilia di nuove popolazioni italiche. Pantalica divenne il cuore
di un vero e proprio regno, al quale fonti storiche e leggende
hanno collegato la figura del suo ultimo re, Hyblon, consociuto
perché concesse ai greci provenienti da Megara, nel 728
a.C., una porzione del territorio lungo la costa, dove venne fondata
Megara Hyblaea. All'«Opra dei pupi», considerata già
patrimonio dell'umanità dall'Unesco e di cui esiste una
marcata espressione a Sortino, presto, potrebbe aggiungersi la
necropoli di Pantalica, a chiudere quel cerchio. Nel frattempo
si dovrà lavorare - come è stato evidenziato nella
recente visita effettuata in questi luoghi dall'assessore regionale
ai Beni culturali Alessandro Pagano - per dare ai visitatori tutti
quei servizi che possano agevolare la loro permanenza.
Visitare la necropoli, infatti, non è per niente semplice
in quanto si devono percorrere sentieri in qualche circostanza
anche impervi. Si dovrà fare in modo che nei tanti visitatori
resti un'immagine positiva di questi luoghi, aggiungendo all'interesse
culturale e paesaggistico, un'accoglienza all'altezza della situazione,
altrimenti, al minimo disservizio per il visitatore, non ci sarà
Unesco che tenga, ed il «flop» sarà inevitabile.
Paolo Mangiafico
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