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A
Ferla "s'attaccunu" le campane.
E' Venerdì Santo: il tempo viene scandito dal suono legnoso
delle "troccule"(voce onomatopeica che sostituisce il
suono delle campane)
"Lu Venniri di lignu è la campana" recita un verso di
un antico canto popolare.
Nella secolare tradizione popolare questa solenne mestizia ricorda
ai cristiani che il loro Dio, incarnandosi, è venuto a condividere
anche la morte, scegliendo per sé la più straziante: la morte
di croce.
Dalla notte dei tempi,nella civiltà cristiana , l'uomo ha sentito
il bisogno di accompagnare i momenti liturgici che celebrano il
mistero della Passione ,Morte e Resurrezione di Gesù Cristo con
sacre rappresentazioni, riti e processioni che, attraverso i secoli,
hanno mantenuto intatta la loro carica emozionale che li fa percepire
come momenti "vivi"di fervore religioso.
Lungi dallo scalfire il carattere edificante e l'intento simpatico(la
condivisione della sofferenza del Cristo ) di tali eventi, a Ferla
il passare degli anni, che pure ha fatto perdere rappresentazioni
sacre come l'"Opira Santa",ha mantenuto inalterati il
gran numero di processioni e la fervida partecipazione popolare.
Il Venerdì Santo il paese ammantato nel lutto(simboleggiato dal
manto nero che avvolge la statua dell'Addolorata), privato delle
immagini sacre (che rimangono coperte per tutta la Settimana Santa),
immerso nelle note dolorose degli accompagnamenti musicali, si
appresta a rivivere i momenti cruciali della Passione del Cristo.
La processione pomeridiana del "Signuri a cruci" (il
Cristo Crocifisso) con l'"Addolorata"(la Madonna a lutto),
prepara ad uno dei momenti liturgici più esaltanti della Settimana
Santa: la "Predica delle sette parole" che celebra il
mistero e il valore universale delle ultime parole di Cristo sulla
croce. L'intenso itinerario di dolore termina nella suggestiva
"A scisa a cruci", durante la quale il Cristo viene
deposto in un'urna di vetro che viene portata a spalla per
le vie del paese nella solenne processione del "Signuri a
cascia".
La triste processione si conclude nel silenzio della notte; silenzio
che simboleggia il vuoto teologico del Sabato Santo, giorno in
cui il popolo cristiano non ha più un Dio morto da piangere (le
donne recatisi al sepolcro di Gesù Cristo non vi trovarono il
suo corpo) e non ha ancora partecipato al mistero della Resurrezione
annunciata dal figlio di Dio.
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