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FERLA.
Pasqua a Ferla, rito che rivive. Una conferma, questa, di come
probabilmente il tempo assuma valore per Ferla, umile e silenziosa
per quel suo essere comunità prevalentemente agricola,
eppure paradossalmente grande per quel suo straordinario barocco.
La sera di Venerdì Santo, dopo la processione del Crocifisso
e dell'Addolorata e la liturgia della Passione del Signore e dell'Adorazione
della Croce, alle 21 si rinnoverà il rito della «Predica
delle sette parole di Cristo» e della struggente «Scisa
a Cruci», con don Alfio Inserra. Seguirà la solenne
processione con le effigi del Cristo morto e dell'Addolorata.
Il clou è la pittoresca «Sciaccariata», la
fiaccolata che, dopo la solenne veglia pasquale e la messa di
Risurrezione, accompagna per tutta la Via Vittorio Emanuele la
processione del Cristo Risorto, portato a spalla dai giovani («U
Gesummaria ca chiana di cursa») da Piazza San Sebastiano
fino al convento dei Cappuccini. Come quando il paese non aveva
elettricità ed era necessario illuminare tutto il corso,
ancora privo di asfalto, per scongiurare rovinose cadute, anche
oggi tutti i ferlesi e i molti visitatori, dai più piccoli
ai più grandi, impugnano la cosiddetta «sciaccara»,
la fiaccola ricavata da arbusti secchi legati fra loro. Uno spettacolo
di luce. La luce del Cristo che risorge. La tradizione anche quest'anno
si rinnova, grazie all'intervento della Pro Loco, che fa realizzare
centinaia di «sciaccare» da offrire gratuitamente
ai ferlesi ed ai visitatori.
Il rito della «sciaccariata» precede il commovente
«Scontru» di domenica a mezzogiorno, quando «u
Gesummaria» e la «Madonna do Scontru», alla
fine di una corsa si incontrano in Via Vittorio Emanuele in un
clima di esultanza, tra lancio di fettucce e fuochi pirotecnici.
Anche a Cassaro ci sono programmi e appuntamenti per sabato e
domenica: sabato a partire dalle 16 e domenica dalle 9.
Salvatore Urso
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