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Le voci dei "Cilliri" tornano a risuonare

Tradizione e folclore con "Lithos" a Ferla

 
 

Fonte: Giornale di Sicilia   del  08 Settembre 2004.

 
 

FERLA.(cg) Ferla si riversa sulla scalinata del Convento dei Cappuccini per applaudire Carlo Muratori e i canti popolari. Un finale di cori e battiti di mani sincroni, tra il pubblico ed «I Cilliri» capeggiati dal chitarrista di Belvedere, chiude la fortunata rassegna «Lithos» giunta alla quinta edizione.

La città con la più grande storia, nella costa sud orientale dell'Isola, è l'obiettivo principe della rassegna di Muratori, rivolta essenzialmente all'esaltazione del patrimonio territoriale. Così si colloca il suo repertorio popolare, in cui «I Cilliri» riappaiono in perfetta forma, con voci, strumenti a corda, fiati e percussioni. Un gruppo folk che rappresenta la sintesi del policromo mondo della musica e del canto popolare siciliano, secondo il buon gusto e la propensione scenica di chi studia con passione costumi e le tradizioni culturali della propria terra.

Muratori, sul palcoscenico a fianco al sindaco di Ferla, parla di una scommessa riuscita: quella di restituire al pubblico i canti di lavoro, le filastrocche e i versi d'amore che gli appartengono. Una grande opera di ricostruzione che aspettava le voci e gli strumenti più appropriati per riempire un silenzio proteso troppo a lungo. Ecco come, invece, «I Cilliri» con il canto di Tano Fiorito e Danila Sevérino, conducano un diretto filamento esplicativo, mirabilmente allacciato allo strumentario musicale e alla voce solista di Muratori.

Quest' ultimo, poi, sulla scena è sempre un ottimo "ancorman" nella sua congenita attitudine di musicista da palcoscenico da cui mai si spoglia a vantaggio di un continuo legame con il suo uditorio. Nella condotta chitarristica, lo stesso Muratori trova il semplice, ma efficace, supporto della melodica di Maria Teresa Arturia, compagna di vita oltre che d'arte, mentre l'ottimo Carmelo Salemi padroneggia i friscaletu, il flauto, il clarinetto e la chitarra ritmica.

I brani proposti non necessitano di alcuna presentazione, da «Veni Ventu» a «Palumma tanni jautu nun vulari», da «Trinà, trinà» a «Sant'Antoniu», fino ai brani più arditi come «Acidduzzu d'a cummari». Nel finale anche una rivisitazione in mesto modo minore della intramontabile «Crozza». La prima parte della serata vede invece, sullo stesso prospetto della scalinata di Ferla, il duo strumentale Giancarlo Parisi e Maurizio Curcio, rispettivamente alle ance e ai tappeti su campionamenti digitali. Parisi, suonando una zampogna da lui stesso ideata, partendo da un'elaborazione tecnica della tradizionale ancia diatonica siciliana, riesce a catturare sonorità di suggestivo effetto, unite alle voci del popolo spesso rievocate con le "forme d'onda'' riprodotte dal computer, comandato sulla scena da Maurizio Curcio.

corrado genovese