Dopo
ferragosto, una volta, si aspettavano le piogge. Adesso aspettiamo
Lithos, punto. Tanto di piovere non se ne parla nemmeno. Lithos
segna un ouverture preautunnale, un po' come i cavalloni di fine
settembre; scampoli di euforia, la prima felpa sulle spalle, note
nella notte, una transumanza di giovani che viaggiano da provincia
in provincia, che non dimenticano, che ricordano a braccio persino
con quale pelle di tamburo Salvatore Di Siena (Parto delle Nuvole
Pesanti) stramazzò il pubblico della sua band nel 2003, stramazzò
si fa per dire, erano acrobazie le sue su spartito per percussioni.
C'era Voltarelli, Peppe Voltarelli, alla voce, era un lupo, lui,
sì, la sua presenza sul palco era forte, spaventosa, Lithos,
quell'anno, raggiunse una cifra di fautori da guinnes.
Seimila, settemila presenze, roba da far impallidire i creativi
delle statistiche. Guarda caso ripropose lo stesso miracolo l'anno
dopo, e l'anno dopo ancora. Un miracolo che fu competenza di Ferla
e del piccolo borgo soltanto. Siracusa, pensate che arguzia la nostra,
Siracusa, sì, snobbò la cosa con molta tranquillità.
Lithos, rassegna di musica contemporanea, acustica, popolare, era
davvero troppo, già, perlomeno era troppo complicato il discorso.
Si trattava di armeggiare con qualità, con perle diciamo
così rare che dunque avrebbero richiesto un minimo di impegno.
Carlo Muratori (Lithos è la sua creatura) aveva un bel dire,
un bel coraggio a proporre un simile progetto. Ma appunto ci pensò
il comune di Ferla, molto semplicemente.
Sapete quel borgo, è delizioso, carne d'agnello su bracieri
ardenti, vino di prima vendemmia, nei giorni di settembre, con i
ragazzi della comune, la libertà, la musica, la sensazione
di avere nelle mani il mondo, di potere ogni cosa, di realizzare
ogni utopia. A noi, noi indigeni di Siracusa, resta la noia, resta:
una città blindata, i biglietti al posteggio, i fuochi d'artificio
a Ferragosto. Non solo. Di seguito restano: locandine di mostre
con orari di apertura dotati di un apprezzabile senso dell'umorismo
(l'inchiostro simpatico, c'avete presente? Un'illusione, come diceva
il nostro caro amico Oleg di Odessa, il mondo è un'illusione,
un vernissage, un manifesto pubblicitario che non guida che semmai
smarrisce, sono illusione), e vogliamo essere generosi; lo sbocco
di fognatura sul muso di un rione fuori città.
Oppure l'esodo, vivaddio, un esodo edificante, direzione Ferla.
E, guardate, che ci siamo quasi. Lithos riparte il 30 agosto (con
tappe il 31, 1 e 2 settembre), quest'anno sarà dedicata a
Fabrizio De André, il poeta delle ballate. Ci sarà
carne sul braciere, vino buono, i ragazzi della comune, il talento,
Carlo Muratori, il suo convivio di raffinati musicisti. Abbiamo
memoria di una gradinata, il Convento dei Cappuccini, i Climiti
sullo sfondo, una lucina alle spalle di una vecchia bicocca, forse
Orione. Forse. Resterà fedele al suo palcoscenico, Lithos,
sicché la stessa gradinata, la stessa vecchia bicocca, Orione
dietro, i Climiti sullo sfondo. Muratori è uno difficile,
è un testardo, è un idealista, è uno che ha
entusiasmo, quando i nuovi Nostradamus professano la fine dell'umanità.
Muratori è uno pericoloso. Crede ancora alle idee, alla forza
delle idee. Noi lo seguiamo, tuttavia, siamo incoscienti. Ogni anno
spuntiamo in piazzetta, a Ferla, ci guardiamo intorno, quindi risaliamo
per vicoletti, su fino al Convento. Ci aspettiamo la solita magia,
quello spartiacque tra un prima e dopo che Lithos sa definire così
bene. Cioè dopo Lithos non siamo più gli stessi, fuggiamo
via da Ferla con le lacrime agli occhi, sicuri di avere sfiorato
la terra delle anime bianche, sono musicisti, è vero, soltanto
musicisti, e vanno via, pure loro. Sono anime bianche, anche. Sono
anime bianche, però. Dovrebbe esserci un omaggio a Rosa Balistreri
quest'anno, vi daremo certezza più avanti. Sabato sera ne
abbiamo comunque sentito un assaggio a Palazzolo, Muratori cantava
in un vicoletto, non ama le piazze, dice.
Traghettammo una Sicilia lontana e luttuosa, sospirammo con un pezzo
senza età, “Li pirati a Palermu”, Ignazio Buttitta
l'aveva scritto apposta per una donna gracile gracile, di nome Rosa,
fa Muratori sul palco, Rosa Balistreri. Hanno applaudito i palazzolesi.
Muratori conobbe e lavorò con Buttitta, crediamo ne sia rimasto
contagiato. Noi invece siamo rimasti contagiati da Muratori, siamo
incoscienti e lo seguiremo a Ferla. “Se non avessimo la musica
saremmo barchette in mezzo al mare – cantava De Gregori –
e tra la miniera e la ragazza non ci sarebbe confine”. Quanto
è vero. Fugheremo ogni tristezza, siatene certi. E lo abbiamo
provato, di solito, l'unguento sulla ferita, qualsiasi essa fosse.
Muratori raccontava di quando Buttitta butto lì i primi versi
della canzone per Rosa, Rosa Balistreri, doveva essere ironica,
magari comica, più o meno. E ne venne fuori un lamento profondo,
crudele perché intimamente tragico. Il nostro spirito di
isolani viaggia da solo, probabilmente, infondiamo, propaghiamo
la nostra mestizia, il dolore dei nostri antenati, un gene ostinato,
che elude, ignora ogni altra intenzione. Muratori si esibirà
il 31 agosto, a Ferla, aprirà Lithos alla sua maniera. Rischiava
di saltare quest'anno, ma il comune del paesello montano si è
messo di buzzo buono. No, non poteva mancare ad una attesa collettiva,
si rischiava una sommossa altrimenti. No, non è una provocazione,
sommossa, irritazione generale, la delusione di una comunità
intera.
Veronica Tomassini
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