Questa è la serata dell’esplosione litholica. Per questa
sera i meteo-pubblico dell’organizzazione aveva previsto il botto.
Bum di pubblico, bum di presenze, bum di pulsazioni in seno alla scalinata
più chiacchierata del web, quella dei Cappuccini di Ferla.
Ieri sera si è temuto. Ora, a crozza sciolta, possiamo dirlo.
Ieri sera il Generale Muratori ha dovuto combattere una dura battaglia,
nella guerra delle feste, delle sagre e dei concerti. Lui in persona
dalla scalinata Cappuccini a lanciare pezzi di lithos contro gli agguerriti
pirati pachinesi del Festival della bottarga di Marzamemi, e contro
gli obici anni ’80 riscaldati di Gianna Nannini a Fontane Bianche.
Ma si sa che il botto litholico è sempre più forte, perché
folk e quindi del po-po-lo.
E ringraziando la benevolenza del vocalissimo san Sebastiano, al quale
Muratori ieri sera aveva acceso un cero folk, stasera Lithos sbaraglia
le truppe della concorrenza festivaliera. E l’esercito dei “pipi
sbierzi”, baldanzoso, ne gioisce. Quindi affari d’oro per
i venditori di lumache e per quelli di lonza di gaNberi.
Poi arrivano I Beddi e cominciano e vendere la ricotta. “buttano
voci”,ovvero banniano, come direbbero gli autoctoni gallo-italici.
I Beddi, per loro stessa bocca, sono belli dentro e belli fuori. Quantomeno
sul dentro non ci sono dubbi: i ragazzi hanno studiato, si vede. Ripescano
atmosfere, testi e sonorità della nostra bedda terra di Sicilia.
Un mix di proverbi, canti e cunti antichi che presumono un imponderabile
lavoro di ricerca.
Il Generale Muratori è stanco, ha bisogno di una tregua. O forse
la trance tarantolata del finale dei beddi lo ha sfiancato, o forse
la colite si è vendicata sui gaNberoni. Fatto sta che al prode
Michelangelo Giansiracusa da Ferla, gallo-italico da diverse generazioni,
spetta l’onore di presentare gli acqua ragia drom, croce e delizia
dei fondoschiena intervenuti sulla scalinata. “Chisti secunnu
mia spaccunu”,mi viene segnalato dal pippo baudo gallo italico.
Uzzaza uzzaza, è il motivetto che da domani canteranno i ferlesi
sotto la doccia. La ballata gitana, cantata da questi esseri mitologici
che sono gli acqua ragia metà zingari e metà molisani,
fa esplodere la scalinata, oramai stracolma. La gente esplode sul ritornello
“piccante” uzzaza, uzzaza. Dopo la scalinata è completamente
abbandonata in una sorta di trance. E i rom molisani la fanno da padroni.
La lasciavia pian pianino si espande. I primi segni di cedimento affiorano
anche qui, nello spazio di lithos live accanto al palco. Prima una pogata
fra gli ingegneri della p4d e la nomenklatura proloco. Poi un delirante
giansiracusa sulle note di 24 mila baci che si abbandona a coreografie
sulle quali sarebbe meglio sorvolare. E’ fatta.
La crozza oramai s’è sciolta…
Giancarlo Gentiluomo