Lithos 2005 sesta rassegna nazionale di musica popolare, acustica e contemporanea
 
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Ferla: Seimila presenze nelle notti di Lithos

Se si potesse rimediare una risposta soddisfacente forse il quesito ergerebbe altri interrogativi. Cioè non basterebbe domandarsi: cos'è la musica, da dove arriva? Quella lontana, intestina, quella dei carbonari, quella delle trazzere e delle edicole votive, quella dei briganti, quella di Matilde Politi, palermitana, sul palco di Lithos, domenica sera, nell'ultima tappa della rassegna, modellata su Ferla, voluta da Ferla, adottata da Ferla. Fino a diventarne il prodigo cammeo: dirimpetto al costone dei Climiti, a strapiombo la necropoli e la valle rigogliosa, baciata dall'Unesco. Pantalica e Lithos, una congiunzione elettiva che Carlo Muratori, suo malgrado (mica tanto, il piglio è stato ostinato fin dagli esordi della palestra di talenti, correva l'anno 2000), ha incastrato così bene da legare l'imprimatur del delizioso centro intra-montano a doppio nodo.
Parlare di apoteosi non è sufficiente. Con Carlo Muratori è di solito faccenda nota. Traghetta il sound migliore, davvero, quello che non trovi nei circuiti facili del mercato (vivaddio), quello che impasta letteratura e radici, Pitré e Rosa Balistreri. Ma va oltre l'etnomusicologo di Siracusa, raduna il suo cenacolo di amici, guarda caso ancora spiriti indigesti, chiama a raduno Daniele Sepe, i suoi adepti, l'etno-jazz. Fa un cenno col capo, strimpella due note, deflagra la freddolosa notte di Ferla, la sua levità che sa di gravidi trascorsi, non sempre generosi, e di voci antiche, di uomini integerrimi, di campagna e noci bianche. Sfida l'amplificazione della gradinata del Convento, libera la forza dei truvatura, è un'eco devastante, si badi, nessuna canzunedda, dignità agli antenati, piuttosto; sì, scioglie il suo repertorio, Muratori, e celebra ancora una volta un tramato popolare giammai stanco.
Gli ennesi Dazera, l'ensemble di partenopei “ Voce ‘e popolo ”, l'affondo memoriale del gruppo catanese “Na maravigghia” (dentro tutto il periplo della Sicilia e del Meridione d'Italia), Mario Incudine e Michele Piccione, il loro colto ordito che passa dai suoni della terra (l'ennese Incudine) alla rude tela dei tamburi a cornice (il laboratorio di tecniche costruttive dello strumento ha conquistato una generazione giovane e curiosa): bastano da soli per ribadire che Lithos ha sperimentato l'alchimia di sapere, una volta di più, e che non un solo ingrediente è balzato fuori dalla bolla? Sono poche seimila presenze fisse in paese? Seimila fedeli fruitori, auscultatori, praticanti di una ardita, reazionaria poetica del talentismo tout court? A noi rimane una insidiosa nostalgia, la consapevolezza che la musica “altra” (parole testuali del Caronte-Muratori) viaggi sempre altrove, fosse pure a mezzora di strada da Siracusa. A noi resta la resa sgomenta di fronte ad una consacrazione ufficiale: Ferla è senz'altro il luogo della musica, in una tout de meme perfetta. Lo stesso luogo che Matilde Politi ha scovato, nei segreti dei nostri languori, amari come il fiele talvolta. Eppure sussiste la chance, Lithos web radio non abbandona i ritardatari, il meglio della rassegna circolerà via etere fino al 18 settembre. Le coordinate del sito di seguito: www.rassegnalithos .it.
Veronica Tomassini

Fonte La Sicilia del 06 Settenbre 2005