| Se si potesse rimediare
una risposta soddisfacente forse il quesito ergerebbe
altri interrogativi. Cioè non basterebbe
domandarsi: cos'è la musica, da dove arriva?
Quella lontana, intestina, quella dei carbonari,
quella delle trazzere e delle edicole votive, quella
dei briganti, quella di Matilde Politi, palermitana,
sul palco di Lithos, domenica sera, nell'ultima
tappa della rassegna, modellata su Ferla, voluta
da Ferla, adottata da Ferla. Fino a diventarne il
prodigo cammeo: dirimpetto al costone dei Climiti,
a strapiombo la necropoli e la valle rigogliosa,
baciata dall'Unesco. Pantalica e Lithos, una congiunzione
elettiva che Carlo Muratori, suo malgrado (mica
tanto, il piglio è stato ostinato fin dagli
esordi della palestra di talenti, correva l'anno
2000), ha incastrato così bene da legare
l'imprimatur del delizioso centro intra-montano
a doppio nodo.
Parlare di apoteosi non è sufficiente. Con
Carlo Muratori è di solito faccenda nota.
Traghetta il sound migliore, davvero, quello che
non trovi nei circuiti facili del mercato (vivaddio),
quello che impasta letteratura e radici, Pitré
e Rosa Balistreri. Ma va oltre l'etnomusicologo
di Siracusa, raduna il suo cenacolo di amici, guarda
caso ancora spiriti indigesti, chiama a raduno Daniele
Sepe, i suoi adepti, l'etno-jazz. Fa un cenno col
capo, strimpella due note, deflagra la freddolosa
notte di Ferla, la sua levità che sa di gravidi
trascorsi, non sempre generosi, e di voci antiche,
di uomini integerrimi, di campagna e noci bianche.
Sfida l'amplificazione della gradinata del Convento,
libera la forza dei truvatura, è un'eco devastante,
si badi, nessuna canzunedda, dignità agli
antenati, piuttosto; sì, scioglie il suo
repertorio, Muratori, e celebra ancora una volta
un tramato popolare giammai stanco.
Gli ennesi Dazera, l'ensemble di partenopei “
Voce ‘e popolo ”, l'affondo memoriale
del gruppo catanese “Na maravigghia”
(dentro tutto il periplo della Sicilia e del Meridione
d'Italia), Mario Incudine e Michele Piccione, il
loro colto ordito che passa dai suoni della terra
(l'ennese Incudine) alla rude tela dei tamburi a
cornice (il laboratorio di tecniche costruttive
dello strumento ha conquistato una generazione giovane
e curiosa): bastano da soli per ribadire che Lithos
ha sperimentato l'alchimia di sapere, una volta
di più, e che non un solo ingrediente è
balzato fuori dalla bolla? Sono poche seimila presenze
fisse in paese? Seimila fedeli fruitori, auscultatori,
praticanti di una ardita, reazionaria poetica del
talentismo tout court? A noi rimane una insidiosa
nostalgia, la consapevolezza che la musica “altra”
(parole testuali del Caronte-Muratori) viaggi sempre
altrove, fosse pure a mezzora di strada da Siracusa.
A noi resta la resa sgomenta di fronte ad una consacrazione
ufficiale: Ferla è senz'altro il luogo della
musica, in una tout de meme perfetta. Lo stesso
luogo che Matilde Politi ha scovato, nei segreti
dei nostri languori, amari come il fiele talvolta.
Eppure sussiste la chance, Lithos web radio non
abbandona i ritardatari, il meglio della rassegna
circolerà via etere fino al 18 settembre.
Le coordinate del sito di seguito: www.rassegnalithos
.it.
Veronica Tomassini
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