Lithos 2005 sesta rassegna nazionale di musica popolare, acustica e contemporanea
 
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Il Cannolo della Crozza

Questa è l’ultima sera di rumoreggiamenti sulla scalinata dei cappuccini. E’ l’ultima sera in cui la pietra di lithos rotola fin qua su, almeno per quest’anno.
E quindi il finale bisogna farlo bene, u scrusciu a essiri bbono.
Il Padre Eterno, amministratore delegato e azionista unico di questo universo, decide di rendersi partecipe. E quale momento migliore per manifestarsi, a mezzo trono di chiddi colossali, durante il sound check di Matilde Politi. Sound check abbastanza miserrimo, francescanamente parlando, dato che la giovane matilde appresso c’ha solo una chitarra.
Ma l’organizzazione Lithos certo non indietreggia davanti un paio di sgangherate saette. E si va avanti, fiduciosi che Muratorik sappia come allontanare il maltempo. E così è.
La scalinata si riempie regolarmente, l’epifenomeno meteorologico è domato, è ora di suonare.
Breve ribalta per mario piccione, il picciotto che ha curato il laboratorio di tamburi in cornice, assieme ai suoi alunni neo-shick-alternativ.
Matilde Politi è pronta, ai margini del palco, le offro la seggiola, ma deve andare, muratorik la chiama sul palco.
Michelangelo, che aveva intervistato la pulzella palermitana un quarto d’ora prima del concerto, mi aveva avvertito: “questa farà strada…e poi ha una voce così seducente…” Escludendo una disfunzione ormonale del buon Giansiracusa, mi appropinquavo all’ascolto della Politi con grande curiosità.
Semplice, accompagnata solo dalla sua chitarra e dalla sua voce. E’ brava, tanto brava. La sua voce abbraccia dolcemente il pubblico, lo coccola, lo addolcisce. E alla fine quella ragazza che sta lì a cantare le serenate di sdegno, o le storie dei briganti di inizio secolo, è come se la conoscessi da sempre. E quando smette di cantare è come se avessero smesso il più rilassante di tutti i massaggi sulle nostra schiene. Massaggi dell’anima, o messaggi dell’anima, chi lo sa…altre convergenze semiotiche..lithosiane, o litholiche.
Va via Matilde, finisce la sua serata. E’ il momento di Daniele Sepe. Da dove sia venuto fuori non si sa.Ha un gruppo di pazzi furiosi, tutti terroni dentro, compresa la cantante svedese.
Se matilde politi era la delicatezza fatta canto, deniele sepe ha l’irruenza della lotta sociale. E’ maggio parigino, è metalmeccanico in scadenza di contratto, è neoproletariato oppresso dai neocapitalisti o dai veterocapitalismi. I ritmi sono decisi, incessanti, come la rabbia infinita di chi soffre per contratto, e si sente pure fortunata perché un contratto ce l’ha.
Ma sepe è fine jazzista e i suoi panegirici migliori li fa col suo sassofono, elegante, suadente e poi incazzato.
Ma questa è l’ultima sera, e l’habitat della radio si fa particolare. Non dobbiamo dimenticare che sempre a Ferla siamo, patria di Franco 004Danuele, pasticciere folk. E fra una Politi francescana e un Sepe incazzato compaiono sui nostri tavoli due guantiere di pasticcini e cannoli. E siccome siamo all’ultimo atto di vitti una crozza, ecco trovato un ottimo modo per sopprimerla. Un cannolo, una dolce morte. Titolo dei giornali di domani: crozza muore per eutanasia, indagato pasticciere.Ines, volim te puno

Di Giancarlo Gentiluomo Ferla 4 Settembre