Anche questa
sera il miracolo sembra essersi ripetuto, e la pietra
lithos ha ripreso a suonare. La gente c’è.
E se alle nove di ieri sera la gradinata era malinconicamente
vuota, stasera allo stesso orario è già
tempo di suoni.
Il primo spettacolo di stasera, affidato alla sturm-truppen
ennese dei Dazera, lascia di stucco i quattru vicchiareddi
che già da tempo, seggiole al seguito, avevano
scelto i posti migliori, calcolando il suono, la
luce, il vento e l’anticiclone delle Azorre.
Ma il loro calcolo non ha tenuto conto della diabolica
mente del direttore artistico…bontà
sua.
Oibò, pronti via, col panegirico muratoriano
delle tradizioni folkloriche della Sicilia più
interna, geograficamente e umanamente parlando.
E poi spazio alla musica della picciottanza terronica
dei voce e popolo, la cui formazione è magnifica
esemplificazione di quel continuum musicale che
dalla Sicilia arriva fino all’ombra del Vesuvio,
attraversando tutte le terre di terronia.
Di nero vestiti, presentano il loro repertorio,
fatto dei brani classici della tradizione napoletana.
La scheda approntanta dall’ufficio stampa
recita “il gruppo propone un viaggio musicale
tra i più popolari "classici" della
canzone napoletana arrangiati in maniera sobria
ed elegante”. Ora, detto così ho avuto
difficoltà ad immaginare un arrangiamento
sobrio ed elegante, ma poi ascoltandolo ho compreso
cosa volessero dire. La conferma del sobrio ed elegante
è venuto dal mio personalissimo perito musicale.
Il perito sarebbe il maestro Fisicaro, killer del
pentagramma noto in tutta la zona sud della provincia.
Il malcapitato maestro, nell’ascoltare l’esecuzione
dei voce e popolo, esclama: “a vabbè,
è soft”. Giungiamo così alla
sublimazione semantica degli aggettivi sobrio +
elegante. Inutile dire che consiglio il maestro
Fisicaro a tutti coloro serva un consulente musicale.
Che poi continua la sua relazione con un “ohu,
ma chissu co bassu sa fira bbonu”
Minchiate a parte, i voce e popolo si gettano in
un repertorio davvero difficile, che si presta facilmente
alla banalizzazione. Ma ciò non avviene per
Pasquale Zinno e i suoi picciotti, o i suoi guaglioni,
per essere più esatti.
Il tutto coreografato da un "Pulcinella"
in maschera interpretato da Gennaro Zinno, sempre
per saccheggiare le note dell’ufficio stampa.
Gli applausi della gradinata, unico auditel ammissibile
qui a ferla, danno ragione alle mie parole, e alle
dotte riflessioni del maestro Fisicaro, noto killer
del pentagramma..ma questo lo sapete già…
Ma la scalinata, piena in ogni ordine di posti (semmai
la scalinata avesse degli ordini di posti) aspetta
el matador, Carlo Muratori. Che lì, davanti
al suo pubblico, è nel suo habitat naturale.
E’ come se conoscesse uno ad uno gli spettatori,
e li coccola, e li diverte fra un pezzo e l’altro.
E poi li coinvolge come sopra. E non se ne perde
uno di spettatore, andando a salutare e a rivolgersi
anche ai nostri ascoltatori, dispersi ai quattro
canti di questo bizzarro pianeta.
Coi voce e popolo Muratori, ingaggia un singolar
tenzone, sfidandoli idealmente sullo stesso campo:
ripropone i pezzi cult della tradizione sicula.
Anche se giocando in casa…un po’ scorretto…ma
ve lo avevo detto che il direttore artistico era
diabolico. E con quali parole posso poi io commentare
gli inserti blues, o rock, o ritm’en’blues
sull’inno de ‘u sciccareddu. Ci vorrebbe
il maestro Fisicaro, ma anche lui mi abbandonato.
E siccome non sempre la parola riesce aderire al
pensiero, e men che meno alla verità (ammesso
che la verità, ontologica, esista) vi rimando
alla registrazione.
Giungo al finale odierno di questa rubrica.
“Vengo dall'est dell'Europa, sto davanti ad
un pc ,in Lombardia e ascolto dei napoletani che
cantano in Sicilia. QUESTO mondo è bello!!!”
Quello che vi ho appena letto è un sms arrivato
alla nostra postazione.
Signori miei: questa è la globalizzazione.
La globalizzazione che ci piace a noi, quella della
fruizione globale della cultura. Quella della collettivizzazione
mondiale delle esperienze, dei modi di intendere
e di leggere il mondo. Dei modi di pensare e di
suonare. E’ un sms che ci ripaga tutti: noi
della radio, e tutti i picciotti che da qualche
giorno iettunu sangu per far rotolare la pietra
di lithos fino a qua sopra, sulle scale dei cappuccini,
a Ferla.
Giancarlo Gentiluomo
Ferla 3 Settembre |