Lithos 2005 sesta rassegna nazionale di musica popolare, acustica e contemporanea
 
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Vitta ‘na crozza –Atto Secondo
Anche questa sera il miracolo sembra essersi ripetuto, e la pietra lithos ha ripreso a suonare. La gente c’è. E se alle nove di ieri sera la gradinata era malinconicamente vuota, stasera allo stesso orario è già tempo di suoni.
Il primo spettacolo di stasera, affidato alla sturm-truppen ennese dei Dazera, lascia di stucco i quattru vicchiareddi che già da tempo, seggiole al seguito, avevano scelto i posti migliori, calcolando il suono, la luce, il vento e l’anticiclone delle Azorre. Ma il loro calcolo non ha tenuto conto della diabolica mente del direttore artistico…bontà sua.
Oibò, pronti via, col panegirico muratoriano delle tradizioni folkloriche della Sicilia più interna, geograficamente e umanamente parlando.
E poi spazio alla musica della picciottanza terronica dei voce e popolo, la cui formazione è magnifica esemplificazione di quel continuum musicale che dalla Sicilia arriva fino all’ombra del Vesuvio, attraversando tutte le terre di terronia.
Di nero vestiti, presentano il loro repertorio, fatto dei brani classici della tradizione napoletana. La scheda approntanta dall’ufficio stampa recita “il gruppo propone un viaggio musicale tra i più popolari "classici" della canzone napoletana arrangiati in maniera sobria ed elegante”. Ora, detto così ho avuto difficoltà ad immaginare un arrangiamento sobrio ed elegante, ma poi ascoltandolo ho compreso cosa volessero dire. La conferma del sobrio ed elegante è venuto dal mio personalissimo perito musicale. Il perito sarebbe il maestro Fisicaro, killer del pentagramma noto in tutta la zona sud della provincia. Il malcapitato maestro, nell’ascoltare l’esecuzione dei voce e popolo, esclama: “a vabbè, è soft”. Giungiamo così alla sublimazione semantica degli aggettivi sobrio + elegante. Inutile dire che consiglio il maestro Fisicaro a tutti coloro serva un consulente musicale. Che poi continua la sua relazione con un “ohu, ma chissu co bassu sa fira bbonu”
Minchiate a parte, i voce e popolo si gettano in un repertorio davvero difficile, che si presta facilmente alla banalizzazione. Ma ciò non avviene per Pasquale Zinno e i suoi picciotti, o i suoi guaglioni, per essere più esatti.
Il tutto coreografato da un "Pulcinella" in maschera interpretato da Gennaro Zinno, sempre per saccheggiare le note dell’ufficio stampa.
Gli applausi della gradinata, unico auditel ammissibile qui a ferla, danno ragione alle mie parole, e alle dotte riflessioni del maestro Fisicaro, noto killer del pentagramma..ma questo lo sapete già…
Ma la scalinata, piena in ogni ordine di posti (semmai la scalinata avesse degli ordini di posti) aspetta el matador, Carlo Muratori. Che lì, davanti al suo pubblico, è nel suo habitat naturale. E’ come se conoscesse uno ad uno gli spettatori, e li coccola, e li diverte fra un pezzo e l’altro. E poi li coinvolge come sopra. E non se ne perde uno di spettatore, andando a salutare e a rivolgersi anche ai nostri ascoltatori, dispersi ai quattro canti di questo bizzarro pianeta.
Coi voce e popolo Muratori, ingaggia un singolar tenzone, sfidandoli idealmente sullo stesso campo: ripropone i pezzi cult della tradizione sicula. Anche se giocando in casa…un po’ scorretto…ma ve lo avevo detto che il direttore artistico era diabolico. E con quali parole posso poi io commentare gli inserti blues, o rock, o ritm’en’blues sull’inno de ‘u sciccareddu. Ci vorrebbe il maestro Fisicaro, ma anche lui mi abbandonato. E siccome non sempre la parola riesce aderire al pensiero, e men che meno alla verità (ammesso che la verità, ontologica, esista) vi rimando alla registrazione.
Giungo al finale odierno di questa rubrica.
“Vengo dall'est dell'Europa, sto davanti ad un pc ,in Lombardia e ascolto dei napoletani che cantano in Sicilia. QUESTO mondo è bello!!!”
Quello che vi ho appena letto è un sms arrivato alla nostra postazione.
Signori miei: questa è la globalizzazione. La globalizzazione che ci piace a noi, quella della fruizione globale della cultura. Quella della collettivizzazione mondiale delle esperienze, dei modi di intendere e di leggere il mondo. Dei modi di pensare e di suonare. E’ un sms che ci ripaga tutti: noi della radio, e tutti i picciotti che da qualche giorno iettunu sangu per far rotolare la pietra di lithos fino a qua sopra, sulle scale dei cappuccini, a Ferla.

Giancarlo Gentiluomo
Ferla 3 Settembre