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Il Convento dei Cappuccini
«Abitano
anche i Cappuccini... un luogo adattissimo all'istituto fuori
il paese sin dal 1579». La notizia è di V.M. Amico. Altre informazioni
dettagliate possono essere ricavate dal Motta il quale ipotizza
che la chiesa e il convento dopo il terremoto siano risorti nello
stesso sito.
Sia il semplice prospetto che l'interno a mononavata della chiesa
hanno una impostazione compositiva che ricorda le altre chiese
conventuali dei PP. Cappuccini.
L'altare maggiore, dedicato alla Madonna Odigitria, è in noce
ed è assegnabile al XVIII secolo. L'arredo della chiesa è costituito
da un mobilio tardo-barocco integrato con lavori artigianali della
prima metà del No- vecento eseguiti da Sebastiano De Marco. Di
grande pregio è l'armadio della sagrestia nel quale è riportata
la data 1773 (cm. 4.60 L x 3.35 H).
Del 1760 sono le iconostasi a balaustra lignea delle cappelletto
laterali. Il convento ruota intorno ad un cortile nel quale il
portico, il pozzo e le meridiane creano uno spazio architettonico
interessante.
Recenti lavori di ristrutturazione hanno eliminato parte degli
ambienti originati sostituendoli con spazi più ampi ma architettonicamente
anonimi.
Il convento ha una buona biblioteca con testi di teologia e filosofia
che vanno dal 1500 in poi. Tra i volumi (circa 2.000) diversi
sono i testi sacri del Settecento e dell'Ottocento.
Il patrimonio pittorico non è di grande pregio. Intorno al complesso
conventuale un tempo esisteva un giardino con inserimenti architettonici
di carattere scenografico.
Ora dato l'esiguo numero dei frati l'orto e il giardino sono in
abbandono.
Tratto
da "Ferla Tra Storia e Arte" |